SCADENZE FISCALI DI MARZO 2026

Lunedì 2 marzo 2026

  • INPS regime contributivo agevolato forfetari ART/COMM: Istanza di adesione o revoca dal 2026 per il regime contributivo agevolato INPS destinato ai contribuenti forfettari che operano nei settori del commercio e dell’artigianato.
  • Versamento imposta di bollo su fatture elettroniche: Versamento dell’imposta di bollo relativa alle fatture elettroniche emesse durante il quarto trimestre 2025. L’adempimento riguarda le fatture esenti IVA di importo superiore a 77,47 euro.
  • Comunicazione LIPE: Comunicazione delle Liquidazioni Periodiche IVA relativa al quarto trimestre 2025. La comunicazione è inclusa nel modello IVA 2026 se presentato entro il 28 febbraio.
  • Dichiarazione retribuzioni INAIL: Presentazione all’INAIL della dichiarazione delle retribuzioni erogate durante l’anno 2025, necessaria per determinare il premio assicurativo dovuto.
  • Versamento tassa annuale libri sociali: Versamento della tassa annuale sui libri sociali dovuta per l’anno 2026. L’importo varia in base alla forma giuridica della società.

 

Lunedì 9 marzo 2026

  • Rottamazione-quater – undicesima rata: Pagamento dell’undicesima rata della rottamazione-quater per i contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata. Previsti 5 giorni di tolleranza.
  • Riammissione rottamazione-quater – terza rata: Pagamento della terza rata per i contribuenti riammessi alla rottamazione-quater dopo aver perso il beneficio. Previsti 5 giorni di tolleranza.

 

Lunedì 16 marzo 2026

  • Versamento IVA e ritenute: Versamento dell’IVA dovuta per le operazioni del mese di febbraio 2026 e delle ritenute fiscali operate nello stesso mese. Adempimento mensile per tutti i soggetti passivi IVA e sostituti d’imposta.
  • Versamento saldo IVA annuale: Versamento del saldo IVA annuale relativo all’anno 2025, risultante dalla dichiarazione annuale IVA 2026.
  • Invio modello CU 2026: Trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate del modello CU 2026 (Certificazione Unica) anno 2025. In questa data la scadenza riguarda i redditi da lavoro autonomo e provvigioni abituali.
  • Comunicazione dati 730 precompilato: Trasmissione all’Agenzia delle Entrate dei dati per il 730 precompilato. Riguarda agenzie funebri, asili nido e amministratori di condominio.
  • Comunicazione spese veterinarie al Sistema Tessera Sanitaria: I veterinari devono comunicare al Sistema Tessera Sanitaria i dati relativi alle spese veterinarie sostenute dai contribuenti durante l’anno 2025, detraibili nella dichiarazione dei redditi.

 

Mercoledì 25 marzo 2026

  • Modello INTRA: Presentazione del modello INTRASTAT relativo al mese di febbraio 2026. Obbligatorio per gli operatori che effettuano scambi intracomunitari e superano determinate soglie.
  • Versamento FIRR: Versamento al FIRR (Fondo Indennità Risoluzione Rapporto) relativo alle provvigioni maturate durante l’anno 2025. Riguarda i concessionari di vendita del settore automotive.

 

Martedì 31 marzo 2026

  • Modello EAS: Presentazione del modello EAS aggiornato per gli enti associativi che hanno subito variazioni nei dati comunicati durante l’anno 2025. Riguarda associazioni sportive dilettantistiche, associazioni di promozione sociale, ecc.
  • Dichiarazione e liquidazione IOSS: Presentazione della dichiarazione e liquidazione relativa al mese di febbraio 2026 per i soggetti che utilizzano lo sportello unico per le importazioni (IOSS) nelle vendite a distanza di beni importati.
  • Tobin Tax – presentazione modello FTT: Presentazione del modello FTT relativo alla Tobin Tax, l’imposta sulle transazioni finanziarie. Riguarda specifiche operazioni su strumenti finanziari derivati e azioni.
  • Polizza catastrofale: Sottoscrizione della polizza catastrofale obbligatoria per micro e piccole imprese operanti in specifici settori produttivi. L’assicurazione copre i danni da calamità naturali ed eventi catastrofali.
  • Comunicazione completamento Transizione 4.0: Comunicazione di completamento degli investimenti effettuati nell’ambito del Piano Transizione 4.0, necessaria per beneficiare definitivamente dei crediti d’imposta previsti.
  • UNIEMENS: Trasmissione della denuncia contributiva UNIEMENS all’INPS, contenente i dati retributivi e contributivi dei lavoratori dipendenti riferiti al mese precedente.
  • Altri versamenti previdenziali: Versamenti previdenziali obbligatori tra cui contributi ENASARCO per agenti di commercio, contributi FIRR per il settore automotive e altri contributi previdenziali specifici di categoria.

L’assetto normativo delineato per il periodo d’imposta 2026 introduce una serie di disposizioni fiscali di rilievo che modificano il trattamento economico dei lavoratori dipendenti del settore privato, con particolare attenzione alla riduzione del carico tributario su specifiche componenti della retribuzione. Una delle misure centrali riguarda l’istituzione di un’imposta sostitutiva applicabile agli incrementi retributivi contrattuali corrisposti nel corso dell’anno 2026. Tale agevolazione è strettamente vincolata all’attuazione di nuovi contratti collettivi di lavoro che siano stati sottoscritti in un arco temporale compreso tra il primo gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026.

Il legislatore ha stabilito che questi aumenti siano soggetti a un’aliquota del 5%, a condizione che il reddito da lavoro dipendente complessivo percepito dal contribuente nell’anno solare 2025 non sia risultato superiore alla soglia di 33.000 euro. È importante rilevare che l’ordinamento garantisce al prestatore di lavoro la facoltà di esprimere una rinuncia scritta all’applicazione di tale regime sostitutivo, optando invece per l’assoggettamento degli incrementi alle imposte sui redditi ordinarie.

Parallelamente a quanto previsto per gli aumenti legati ai rinnovi contrattuali, la normativa interviene con modifiche transitorie sulla disciplina dei premi di risultato e delle forme di partecipazione agli utili d’impresa. Per il biennio che comprende le annualità 2026 e 2027, viene stabilita una decisa contrazione dell’onere fiscale attraverso la riduzione dell’aliquota dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali regionali e comunali, che passa dal precedente 5% al nuovo valore dell’1%.

In concomitanza con questo abbattimento dell’aliquota, si assiste a una revisione verso l’alto del limite annuo dell’imponibile che può essere ammesso al regime tributario agevolato, il quale viene elevato da 3.000 euro lordi alla nuova cifra di 5.000 euro lordi. Per poter beneficiare di tale trattamento di favore, rimane tuttavia fermo il requisito reddituale secondo cui il beneficiario non deve aver percepito, nell’anno precedente a quello di maturazione degli emolumenti, un reddito da lavoro dipendente nel settore privato superiore a 80.000 euro.

Il panorama delle agevolazioni per l’anno 2026 si arricchisce ulteriormente con l’introduzione di un regime fiscale specifico dedicato alle prestazioni lavorative rese in condizioni di particolare disagio o in orari non ordinari. Nello specifico, si prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali con aliquota fissata al 15% per le somme corrisposte a titolo di maggiorazioni e indennità.

Questo regime riguarda esclusivamente le prestazioni riconducibili al lavoro notturno, al lavoro festivo, all’attività prestata durante i giorni di riposo settimanale e alle indennità o altri emolumenti correlati al lavoro a turni. Tale detassazione trova applicazione entro un limite massimo di imponibile pari a 1.500 euro e viene riservata ai lavoratori dipendenti del settore privato che nell’anno 2025 hanno dichiarato un reddito non superiore a 40.000 euro. È necessario puntualizzare che da questo specifico beneficio resta escluso l’intero ambito delle attività professionali riconducibili al settore turistico alberghiero.

Un ulteriore pilastro della strategia di detassazione riguarda i piani di partecipazione finanziaria rivolti ai dipendenti, per i quali viene confermata l’applicazione di specifiche agevolazioni anche per l’annualità 2026. Nelle aziende che implementano tali piani, i dividendi erogati ai lavoratori e derivanti da azioni attribuite in sostituzione dei premi di risultato godono di un regime di favore. Nello specifico, per un importo annuo che non ecceda i 1.500 euro, tali proventi risultano esenti dalle imposte sui redditi per una quota pari al 50% del loro ammontare complessivo.

Infine, la normativa interviene in maniera significativa sugli strumenti di welfare aziendale legati alla ristorazione, modificando le soglie di esenzione relative ai buoni pasto elettronici. Per l’anno 2026, il valore monetario non imponibile di questi titoli di legittimazione, corrisposti dal datore di lavoro ai propri dipendenti, subisce un incremento passando dalla precedente soglia di 8 euro al nuovo limite di 10 euro. T

Per ulteriori chiarimenti e per assistenza operativa il nostro team di esperti è a vostra disposizione.

Tabella riassuntiva

Misura Aliquota / Agevolazione Requisito Reddito (anno precedente) Limite Importo Agevolabile
Incrementi retributivi contrattuali 5% (imposta sostitutiva) ≤ 33.000 € Non specificato
Premi di risultato e partecipazione utili 1% (imposta sostitutiva) ≤ 80.000 € 5.000 € lordi
Lavoro notturno, festivo e a turni 15% (imposta sostitutiva) ≤ 40.000 € 1.500 €
Dividendi da partecipazione finanziaria Esenzione del 50% N/D 1.500 € annui
Buoni pasto elettronici Soglia esenzione a 10 € N/D 10 € al giorno


Note aggiuntive

  • Incrementi contrattuali: L’agevolazione si applica agli aumenti derivanti da contratti sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026. Il lavoratore ha facoltà di rinunciare per iscritto a questo regime.
  • Lavoro notturno e festivo: La misura esclude le attività del settore turistico alberghiero.
  • Premi di risultato: L’aliquota dell’1% è prevista in via transitoria per il biennio 2026-2027.
  • Dividendi: L’esenzione riguarda le azioni attribuite ai lavoratori in sostituzione dei premi di risultato.

La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) reintroduce l’iperammortamento, sostituendo integralmente i crediti d’imposta previsti dai precedenti programmi Transizione 4.0 e 5.0. La riforma modifica in modo sostanziale le modalità di fruizione del beneficio: non è più prevista la compensazione immediata tramite modello F24, ma un vantaggio fiscale che si realizza progressivamente attraverso una maggiorazione deducibile del costo del bene. Tale maggiorazione si traduce in una variazione in diminuzione della base imponibile IRES o IRPEF

L’obiettivo primario di questa riforma è sostenere la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, incentivando l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.

Il calcolo dell’agevolazione si articola su tre scaglioni di investimento decrescenti. La maggiorazione del costo di acquisizione è pari al 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, scende al 100% per la quota compresa tra 2,5 e 10 milioni di euro, e si attesta al 50% per gli investimenti tra 10 e 20 milioni di euro. Per un investimento medio di 2 milioni di euro, il valore fiscalmente deducibile può salire fino a 5,6 milioni, generando un risparmio fiscale complessivo che può superare gli 860.000 euro nell’arco del periodo di ammortamento, considerando un’aliquota IRES del 24%. Tale beneficio è però condizionato a un rigido requisito di origine, in quanto i beni devono essere prodotti in uno Stato membro dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo.

La finestra temporale per l’effettuazione degli investimenti si apre il 1° gennaio 2026 e si chiude il 30 settembre 2028. In questo contesto, è fondamentale la distinzione tra i soggetti ammissibili e quelli esclusi. Possono beneficiare dell’iperammortamento tutti i titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore di appartenenza o dalla dimensione aziendale. Tuttavia, l’agevolazione è preclusa ai lavoratori autonomi, ai contribuenti in regime forfetario, alle imprese agricole che determinano il reddito su base catastale e alle aziende in stato di crisi, liquidazione o sottoposte a sanzioni interdittive. La spettanza del beneficio è inoltre subordinata al rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro e al corretto adempimento degli obblighi contributivi e previdenziali.

I beni agevolabili sono elencati nei nuovi Allegato IV e Allegato V della legge, che sostituiscono i vecchi elenchi tecnici. L’Allegato IV riguarda i beni materiali, inclusi macchine utensili, robot, sistemi di movimentazione automatizzati e magazzini automatizzati.

Una novità significativa del 2026 è l’inclusione di infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale, come server GPU e cluster ad alte prestazioni, oltre a impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo. L’Allegato V comprende invece i beni immateriali, ovvero software, sistemi e applicazioni funzionali alla trasformazione digitale, includendo esplicitamente soluzioni basate su intelligenza artificiale generativa, agentic AI e sistemi per la cybersicurezza. Restano invece esclusi i beni di produttività individuale come smartphone, tablet e computer per ufficio non integrati nei processi produttivi.

Il pilastro tecnico dell’intera disciplina rimane il requisito di interconnessione. Non è sufficiente infatti acquistare il macchinario, ma è necessario dimostrare che esso scambi informazioni in tempo reale con il sistema gestionale aziendale (ERP) o con il sistema di gestione della produzione (MES).

Per essere definito interconnesso, un bene deve essere identificato univocamente tramite un indirizzo IP e deve scambiare dati basati su protocolli standard riconosciuti internazionalmente, come TCP/IP o HTTP. Lo scambio di informazioni non può essere mediato da un operatore umano, ma deve avvenire in modo diretto e automatizzato. Senza il soddisfacimento di questo requisito, l’impresa perde il diritto alla maggiorazione fiscale.

L’accesso al beneficio segue una procedura rigorosa gestita tramite la piattaforma del GSE. Sono previste tre comunicazioni obbligatorie: una comunicazione preventiva per indicare tipologia e importo dell’investimento, una comunicazione di conferma da inviare entro 60 giorni dal pagamento di un acconto minimo del 20% al fornitore, e una comunicazione di completamento finale una volta terminato l’investimento, da inviare comunque entro il 15 novembre 2028. La documentazione a supporto deve includere una perizia tecnica asseverata rilasciata da un ingegnere o perito industriale iscritto all’albo per investimenti superiori a 300.000 euro. Per importi pari o inferiori a tale soglia, è sufficiente una dichiarazione sostitutiva resa dal legale rappresentante dell’impresa.

L’intelligenza artificiale assume un ruolo duplice nel panorama del 2026. Da un lato, come già evidenziato, rientra tra i beni strumentali e immateriali agevolabili, con particolare focus su machine learning e manutenzione predittiva. Dall’altro, gli strumenti di AI possono essere utilizzati dalle aziende per accelerare la preparazione della documentazione tecnica, analizzare le schede dei macchinari per verificarne la conformità agli allegati e simulare scenari finanziari per valutare la convenienza dell’investimento. L’uso dell’AI non esonera però l’impresa dalla necessità di una certificazione professionale, né sostituisce la responsabilità del legale rappresentante.

Un aspetto di grande rilievo operativo riguarda gli investimenti effettuati tramite leasing finanziario. In questo caso, il diritto alla maggiorazione spetta esclusivamente all’utilizzatore. La disciplina chiarisce che la durata del contratto di locazione è irrilevante ai fini dell’accesso al beneficio, che è invece ancorato alla data di consegna del bene. Tuttavia, la deduzione fiscale non segue il piano di ammortamento civilistico o i canoni pagati, ma deve conformarsi alle regole fissate dall’articolo 102, comma 7, del TUIR, che prevede un periodo minimo di deduzione pari alla metà del periodo di ammortamento tabellare. Se la durata del contratto è inferiore a tale limite, l’impresa dovrà gestire le variazioni fiscali anche dopo la scadenza del leasing.

La strategia di cumulo permette di ottimizzare il beneficio complessivo. L’iperammortamento è pienamente compatibile con la Nuova Sabatini, che finanzia gli interessi sul mutuo o leasing per l’acquisto dei beni, aggiungendo un contributo che può arrivare al 5% dell’investimento.

Per le imprese situate nel Mezzogiorno, è possibile la combinazione con il credito d’imposta ZES Unica, portando la copertura complessiva dell’investimento oltre il 60%. Resta invece esplicitamente vietata la cumulabilità con il vecchio credito d’imposta Transizione 4.0 per gli stessi beni. È inoltre prevista una disciplina specifica per la sostituzione del bene: se un bene agevolato viene ceduto prima della fine del periodo di fruizione, il beneficio non viene perso a condizione che l’impresa sostituisca il bene con uno nuovo di caratteristiche tecnologiche analoghe o superiori nello stesso periodo d’imposta.

Infine, per colmare il vuoto lasciato dall’impossibilità per alcune aziende agricole di accedere all’iperammortamento per ragioni di regime fiscale, la normativa introduce il credito d’imposta Agricoltura 4.0.

Questa misura parallela prevede un credito del 40% per gli investimenti in beni materiali e immateriali nuovi legati all’agricoltura di precisione e alla sensoristica, entro un limite di 1 milione di euro per impresa, utilizzabile esclusivamente in compensazione F24.

Per dettagli, chiarimenti e assistenza operativa il nostro studio è a vostra disposizione.

Tabella riassuntiva

Aspetto Dettagli e Condizioni Chiave
Inquadramento Normativo Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025 n. 199).
Periodo Agevolabile Investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Natura del Beneficio Maggiorazione extracontabile del costo fiscale del bene, fruita come variazione in diminuzione ai fini IRES/IRPEF.
Aliquote e Scaglioni 180% (fino a 2,5 mln €); 100% (da 2,5 a 10 mln €); 50% (da 10 a 20 mln €).
Vincolo di Origine Beni prodotti esclusivamente in Unione Europea (UE) o nello Spazio Economico Europeo (SEE).
Requisiti Tecnici I beni devono essere nuovi e interconnessi ai sistemi gestionali o alla rete di fornitura.
Elenchi Beni (Allegati) Allegato IV (beni materiali/hardware) e Allegato V (beni immateriali/software).
Soggetti Ammessi Tutti i titolari di reddito d’impresa (società e ditte) in regime ordinario o semplificato.
Soggetti Esclusi Professionisti, regimi forfettari, agricoltura a base catastale, imprese in liquidazione o sanzionate.
Obblighi verso il GSE Tre comunicazioni telematiche: preventiva, di conferma (con acconto 20%) e di completamento.
Certificazioni Perizia asseverata obbligatoria sopra i 300.000 €; autocertificazione ammessa sotto tale soglia.
Focus Innovazione (IA) Inclusi server GPU, cluster per HPC, software di IA generativa e sistemi di cybersicurezza.
Cumulabilità Compatibile con Nuova Sabatini, ZES Unica e ZLS. Vietato il cumulo con Transizione 4.0.
Misura Agricoltura 4.0 Credito d’imposta del 40% (fino a 1 mln €) per imprese agricole con reddito catastale.

 

L’attuale quadro normativo riguardante i termini di accertamento tributario ha raggiunto una tappa significativa al 31 dicembre 2025, una data che segna la scadenza dei poteri di rettifica ordinari per diverse annualità d’imposta.

La disciplina si articola attraverso un complesso sistema di scadenze differenziate, regolate principalmente dall’articolo 43 del DPR n. 600/73 per quanto concerne le imposte sui redditi e l’IRAP, e dall’articolo 57 del DPR n. 633/72 per l’IVA. In linea generale, per le dichiarazioni presentate a decorrere dal 2016, l’Amministrazione Finanziaria può notificare l’avviso di accertamento entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione, mentre in caso di omessa dichiarazione il termine è esteso fino al 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la stessa avrebbe dovuto essere inoltrata.

Al termine del 2025, la scadenza ordinaria ha colpito l’annualità 2019, riferita ai modelli Redditi e IVA 2020, ma la presenza di regimi opzionali o situazioni specifiche sposta sensibilmente questi riferimenti temporali verso periodi d’imposta più recenti o più remoti.

Ad esempio, per i soggetti che garantiscono la tracciabilità dei pagamenti ricevuti ed effettuati per importi superiori a 500 euro, si applica una riduzione di due anni dei termini di accertamento, portando alla scadenza dell’annualità 2021 proprio al 31 dicembre 2025. Allo stesso modo, i contribuenti soggetti agli Indicatori Sintetici di Affidabilità (ISA) che hanno avuto accesso al regime premiale beneficiano di una riduzione di un anno, determinando la decadenza per l’annualità 2020 al medesimo termine di fine 2025.

Un elemento di estrema rilevanza che ha influenzato il calcolo delle scadenze è legato alla gestione dell’emergenza epidemiologica. L’articolo 67 del Decreto Cura Italia ha introdotto una sospensione di 85 giorni dei termini relativi all’attività di accertamento nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020. Questo provvedimento ha generato un differimento che sposta il termine finale di decadenza dall’ordinario 31 dicembre al 25 o 26 marzo dell’anno successivo per le annualità fino al 2018.

Tuttavia, l’applicazione di questa proroga è stata oggetto di dibattito giurisprudenziale e di interventi normativi successivi. Il Decreto Rilancio, con l’articolo 157, ha introdotto una disciplina speciale per gli atti i cui termini scadevano nel 2020, prevedendo l’emissione entro la fine di quell’anno e la successiva notifica entro periodi dilatati, come il 28 febbraio 2022, per garantire la continuità dell’azione amministrativa durante la crisi.

Il D.Lgs. n. 81/2025, ha stabilito che a partire dal 2026 il differimento degli 85 giorni non troverà più applicazione per le annualità successive. Di conseguenza, per le dichiarazioni relative all’anno 2019 o per le omissioni riferite al 2017, la scadenza rimane fissata al 31 dicembre 2025, senza ulteriori slittamenti in avanti.

Questo quadro si intreccia con le nuove regole sul contraddittorio informato ed effettivo, previste dallo Statuto del Contribuente, che obbligano l’Ufficio a comunicare uno schema d’atto prima di procedere con l’accertamento definitivo. Se tra il termine assegnato al contribuente per presentare osservazioni e la scadenza naturale della decadenza intercorrono meno di 120 giorni, il termine di accertamento subisce un posticipo automatico di ulteriori 120 giorni per permettere la corretta valutazione delle controdeduzioni.

L’analisi dei termini non può prescindere dalla disciplina sul raddoppio dei termini in presenza di reati tributari che comportano l’obbligo di denuncia penale. Fino all’anno d’imposta 2015, la scoperta di violazioni penali consentiva il raddoppio dei periodi di accertamento ordinari. Per le annualità dal 2016 in poi, tale automatismo è stato rimosso per effetto della Legge n. 208/2015, uniformando i tempi di controllo indipendentemente dalla rilevanza penale della violazione, fatta salva la naturale estensione dei termini ordinari già prevista dalla riforma del 2016.

Esistono tuttavia meccanismi di riduzione dei termini che fungono da incentivo alla trasparenza fiscale. Oltre al già citato regime ISA, che richiede il raggiungimento di un punteggio di affidabilità pari almeno a 8, la tracciabilità finanziaria gioca un ruolo cruciale. La riduzione di due anni è concessa ai contribuenti che documentano le operazioni tramite fattura elettronica o invio telematico dei corrispettivi e che eseguono e ricevono pagamenti esclusivamente tramite mezzi tracciabili quali bonifici, carte di credito o assegni non trasferibili.

Per i contribuenti in regime forfettario, l’obbligo di fatturazione elettronica introdotto dal 2024 è accompagnato da un regime premiale che riduce di un anno il termine di accertamento, con la possibilità di arrivare a due anni qualora si adottino esclusivamente pagamenti tracciati sopra i 500 euro.

Un capitolo di particolare complessità è rappresentato dall’adesione al Concordato Preventivo Biennale (CPB) e alla relativa sanatoria per gli anni dal 2018 al 2022 o dal 2019 al 2023. I termini di decadenza per i soggetti che hanno aderito al CPB 2024-2025 subiscono una proroga specifica: gli atti in scadenza al 31 dicembre 2024 sono stati spostati al 31 dicembre 2025. Per chi ha scelto di avvalersi anche della sanatoria collegata, i termini per le annualità oggetto di definizione sono ulteriormente prorogati al 31 dicembre 2027 o 2028, a seconda della finestra temporale di adesione. Queste proroghe operano in modo indipendente dall’eventuale fruizione dei regimi premiali ISA, sebbene l’Agenzia delle Entrate abbia chiarito che per le annualità già decadute al momento dell’adesione, come il 2018 per i soggetti ISA virtuosi, non si verifica alcuna riapertura dei termini.

Sotto il profilo procedurale, è fondamentale distinguere tra il momento della spedizione e quello della ricezione dell’atto impositivo. Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, la notifica si perfeziona per l’Amministrazione al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario o all’ufficio postale. Pertanto, una spedizione effettuata entro il 31 dicembre è considerata tempestiva anche se la ricezione da parte del destinatario avviene nei primi giorni dell’anno successivo. Parallelamente, il contribuente è tutelato dalla disciplina sull’accertamento anticipato, che vieta l’emanazione dell’atto prima che siano trascorsi 60 giorni dal rilascio del Processo Verbale di Constatazione (PVC), salvo casi di particolare urgenza che l’Ufficio ha l’onere di provare.

La presentazione di una dichiarazione integrativa per correggere errori o omissioni sposta in avanti i termini di accertamento, ma limitatamente agli elementi che sono stati oggetto dell’integrazione. Se, ad esempio, nel 2021 viene presentata un’integrativa per un reddito non dichiarato nel 2019, l’Ufficio avrà tempo fino al 31 dicembre 2027 per accertare quella specifica componente reddituale, mentre per il resto della dichiarazione originaria rimarrà valida la scadenza del 31 dicembre 2025. Questo sistema garantisce che la regolarizzazione spontanea del contribuente non riapra indiscriminatamente i termini per l’intera posizione fiscale, ma consenta comunque all’Amministrazione un tempo congruo per controllare i nuovi dati forniti.

Il quadro riepilogativo evidenzia come per l’anno d’imposta 2014, in caso di dichiarazione omessa e presenza di denuncia penale, il termine finale scada il 31 dicembre 2025, mentre per il 2015 la medesima situazione si protrarrà fino alla fine del 2026.

Per chiarimenti ed eventuale assistenza operativa il nostro studio è a vostra disposizione.

L’introduzione della nuova definizione agevolata, nota come Rottamazione Quinquies, operata tramite la Legge di Bilancio 2026, rappresenta una misura che permette di intervenire sulla gestione dei carichi pendenti, offrendo la possibilità di rateizzare i pagamenti e ricalcolare gli oneri accessori iscritti a ruolo in un arco temporale molto esteso, coprendo  pendenze maturate dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023.

Il valore strategico per un’impresa risiede nella possibilità di estinguere i debiti tributari e previdenziali versando esclusivamente la quota capitale, le spese legate alle procedure esecutive e i diritti di notifica, ottenendo il totale stralcio di componenti che spesso appesantiscono il passivo aziendale come le sanzioni, gli interessi di mora, le sanzioni civili e l’aggio di riscossione.

La norma circoscrive l’agevolazione alle imposte derivanti dalle dichiarazioni annuali e dai controlli automatizzati o formali, includendo tributi centrali per l’attività produttiva come l’IRES, l’IVA, l’IRAP e le ritenute. Sul fronte previdenziale, le imprese possono regolarizzare l’omesso versamento dei contributi INPS, a patto che tali carichi non derivino da attività di accertamento ispettivo, rimanendo quindi legati alle sanzioni civili e alle somme aggiuntive ordinarie.

È necessario prestare particolare attenzione alle limitazioni oggettive: rimangono esclusi dalla sanatoria i carichi derivanti da accertamenti e rettifiche dirette dell’Agenzia delle Entrate, i tributi locali gestiti dai comuni come l’IMU e la TARI, e le sanzioni irrogate dalla Polizia Locale. Quest’ultimo punto è di particolare interesse per le flotte aziendali, in quanto solo le multe stradali irrogate dalle Prefetture possono essere rottamate, limitatamente però allo stralcio degli interessi e dell’aggio, mantenendo fermo l’obbligo di versare la sanzione originaria.

Uno dei vantaggi più incisivi per la continuità operativa aziendale riguarda la protezione immediata del patrimonio. Dalla data di presentazione della domanda di adesione, l’ordinamento prevede l’attivazione di uno scudo protettivo che impedisce all’Agente della Riscossione di avviare nuove azioni esecutive o cautelari. Per un’impresa, questo significa la garanzia che non verranno iscritti nuovi fermi amministrativi sui veicoli aziendali o ipoteche sugli immobili strumentali. Di fondamentale importanza è l’effetto sui pignoramenti presso terzi: l’adesione alla procedura blocca l’acquisizione di somme dovute all’azienda da parte di clienti o istituti di credito, a condizione che la procedura esecutiva non sia già giunta al primo incanto con esito positivo. La tempestiva comunicazione della domanda al terzo pignorato permette di rendere nuovamente disponibili le somme precedentemente bloccate sul conto corrente aziendale, garantendo la liquidità necessaria per il pagamento dei fornitori e dei dipendenti.

La Rottamazione Quinquies interviene direttamente sulla regolarità fiscale dell’azienda, parametro indispensabile per operare sul mercato. Durante la pendenza del piano di definizione, l’impresa non è considerata morosa, facilitando il rilascio del DURC e della certificazione di regolarità fiscale. Tale condizione è un requisito essenziale per la partecipazione a gare d’appalto pubbliche, per la stipula di contratti con la Pubblica Amministrazione e per l’accesso a finanziamenti bancari o agevolati. Inoltre, l’adesione permette di sbloccare eventuali rimborsi d’imposta che l’amministrazione finanziaria potrebbe aver congelato a causa di ruoli pendenti, e consente di superare le verifiche di morosità effettuate dalle Pubbliche Amministrazioni prima di procedere ai pagamenti in favore dell’azienda.

La flessibilità del piano di rientro è un elemento cardine per la gestione finanziaria di lungo periodo. Il legislatore ha previsto un piano di rateizzazione eccezionalmente lungo, estendibile fino a nove anni attraverso un massimo di 54 rate bimestrali di pari ammontare. Questa struttura permette alle aziende di spalmare il debito senza subire l’impatto di acconti iniziali gravosi, con rate costanti che facilitano la programmazione del budget. Il piano prevede la scadenza della prima rata (o dell’unica soluzione) il 31 luglio 2026, termine entro il quale non sono dovuti interessi. Per le rate successive, a partire dal 1° agosto 2026, si applica un tasso di interesse annuo del 3%, un costo del denaro spesso inferiore rispetto ai tassi medi di mercato per il finanziamento del capitale circolante. Il numero effettivo di rate dipende dall’entità del debito, poiché ciascun versamento non può essere inferiore alla soglia minima di 100 euro.

La procedura di accesso è interamente telematica e richiede un’azione coordinata da parte dei responsabili amministrativi o dei consulenti aziendali entro il termine perentorio del 30 aprile 2026. Attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, è possibile richiedere preventivamente un prospetto informativo dettagliato, che elenca tutti i carichi definibili e simula l’importo totale dovuto al netto degli oneri stralciati.

In fase di istanza, l’azienda può decidere se includere l’intera esposizione debitoria o selezionare singoli carichi, costruendo una sanatoria adattata alle proprie disponibilità economiche. Entro il 30 giugno 2026, l’Agente della Riscossione trasmetterà la comunicazione delle somme dovute, contenente l’esito della richiesta e i moduli di pagamento necessari per dare esecuzione al piano.

Un aspetto di estrema criticità per il management aziendale riguarda il monitoraggio rigoroso delle scadenze, data la rigidità del sistema di decadenza. A differenza di passate edizioni, la Rottamazione Quinquies non prevede alcuna tolleranza per i ritardi di pagamento, eliminando il periodo di grazia di cinque giorni precedentemente concesso.

La decadenza dai benefici scatta in caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento dell’unica soluzione o della prima rata, oppure qualora non vengano onorate due rate, anche non consecutive, o l’ultima rata del piano.

Le conseguenze per l’azienda in caso di decadenza sono severe: il debito originario risorge integralmente con il ripristino di tutte le sanzioni e gli interessi eliminati, e le somme già versate vengono acquisite solo come acconti sul debito maggiore. Inoltre, vengono riattivate immediatamente tutte le procedure esecutive e cautelari precedentemente sospese.

L’adozione della misura comporta anche un impatto sui contenziosi in corso. Nella domanda di adesione, l’impresa deve indicare l’esistenza di eventuali giudizi pendenti relativi ai carichi oggetto della definizione, assumendo formalmente l’impegno a rinunciarvi. Tali giudizi vengono sospesi dal giudice dietro presentazione della copia della domanda di definizione e si estinguono definitivamente solo con il perfezionamento del pagamento della prima rata o dell’unica soluzione.

Un’ulteriore cautela riguarda le aziende che hanno già attive rateizzazioni ordinarie: la presentazione dell’istanza sospende automaticamente l’obbligo di versamento per i carichi rottamabili fino alla fine di luglio 2026. Tuttavia, se il piano ordinario include carichi non definibili (come tributi locali o accertamenti diretti), l’impresa deve continuare a versare le quote relative a tali somme per evitare la decadenza dalla dilazione ordinaria, richiedendo eventualmente una rimodulazione del piano all’ente creditore.

Restano tuttavia in ogni caso in vigore i piani della precedente Rottamazione-quater per i carichi che risultavano regolarmente pagati alla data del 30 settembre 2025, i quali devono proseguire secondo il calendario originario e non possono essere rifluiti nella nuova misura. L’accuratezza nella verifica preliminare dei ruoli e la disciplina nel rispetto del calendario dei pagamenti bimestrali, che si estenderà fino al 31 maggio 2035, sono le condizioni imprescindibili affinché l’impresa possa beneficiare appieno dello stralcio degli oneri accessori e mantenere la necessaria regolarità operativa.

Per chiarimenti e assistenza professionale il nostro team di esperti è a vostra disposizione.

Tabella riassuntiva

 

Aspetto Dettaglio della Misura
Ambito Temporale Carichi affidati all’Agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023.
Termine Presentazione Domanda Entro il 30 aprile 2026, esclusivamente in via telematica sul sito di Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Comunicazione Esito (AdER) Entro il 30 giugno 2026 l’Agente invierà l’ammontare dovuto e i moduli di pagamento.
Scadenza Unica Soluzione / 1ª Rata Entro il 31 luglio 2026.
Cosa si Paga Capitale residuo, spese per procedure esecutive e diritti di notifica.
Cosa NON si Paga Sanzioni, interessi di mora, sanzioni civili e aggio di riscossione.
Pianificazione Rateale Fino a un massimo di 54 rate bimestrali (9 anni), con scadenze a gennaio, marzo, maggio, luglio, settembre e novembre.
Importo Minimo Rata Non può essere inferiore a 100 euro.
Tasso di Interesse 3% annuo applicato a partire dal 1° agosto 2026 (dalla seconda rata in poi).
Regole di Decadenza Si decade dal beneficio in caso di mancato/insufficiente versamento dell’unica soluzione, della prima rata, dell’ultima rata o di due rate anche non consecutive.
Tolleranza Ritardi Nessuna tolleranza: non sono previsti i “5 giorni di grazia” presenti nelle precedenti edizioni.
Principali Inclusioni Imposte da dichiarazioni (IVA, IRES, IRAP), contributi INPS (non da accertamento), multe stradali delle Prefetture (solo per interessi e aggio).
Principali Esclusioni Tributi locali (IMU, TARI), bollo auto, sanzioni Polizia Locale, accertamenti diretti dell’Agenzia delle Entrate, carichi già in regola nella Quater al 30/09/2025.
Effetti Immediati dell’Istanza Attivazione di uno scudo patrimoniale: stop a nuovi pignoramenti, fermi amministrativi e ipoteche; regolarità ai fini del DURC.

L’evoluzione del sistema normativo italiano in materia di politiche attive del lavoro e incentivi all’occupazione ha recentemente recepito significative modifiche tecniche attraverso un emendamento al decreto Milleproroghe, attualmente in fase di discussione parlamentare per la conversione in legge entro il termine del primo marzo.

Il provvedimento interviene sulla disciplina introdotta originariamente dal decreto Coesione, rimodulando le scadenze e le modalità di accesso alle agevolazioni per le assunzioni di specifiche categorie di lavoratori, con particolare riferimento ai giovani under 35, alle donne svantaggiate e al personale impiegato nelle aree della Zona Economica Speciale o Zes.

Il quadro tecnico relativo all’occupazione giovanile prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro pari al 100% per un periodo massimo di 24 mesi. Tale beneficio è applicabile alle assunzioni a tempo indeterminato, comprese le trasformazioni di contratti a termine, di soggetti che non abbiano compiuto il trentacinquesimo anno di età e che non siano mai stati occupati precedentemente con un contratto stabile.

Il limite massimo dell’agevolazione è fissato in 500 euro mensili a livello nazionale, valore che sale a 650 euro mensili per le assunzioni effettuate nelle regioni della Zes. L’emendamento ha stabilito uno slittamento dei termini per la fruizione di tali incentivi, portando la scadenza per le assunzioni al 30 aprile 2026.

Una specifica rilevante introdotta nella nuova formulazione riguarda la percentuale di esonero applicabile. Per le assunzioni effettuate entro il nuovo termine di aprile 2026, l’incentivo è stabilito nella misura del 70%. Tuttavia, la norma prevede che l’aliquota possa risalire al 100% nel caso in cui l’assunzione determini un incremento occupazionale netto. Il calcolo di tale incremento si basa sulla differenza tra il numero di lavoratori occupati rilevato in ciascun mese e il numero medio di lavoratori occupati nei dodici mesi precedenti l’assunzione.
Questo meccanismo di calcolo tecnico serve a garantire che l’agevolazione sia legata a un effettivo ampliamento della base occupazionale dell’impresa.

L’ambito geografico di applicazione degli incentivi per i giovani include i territori della Zes Mezzogiorno, ovvero le regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna. È inoltre specificato che l’incentivo per l’inserimento lavorativo dei giovani rimane operativo fino al 31 dicembre 2025 anche per le regioni Marche e Umbria.

Per quanto riguarda la Zes Unica Mezzogiorno, il decreto Coesione conferma un esonero totale per 24 mesi fino a un massimo di 650 euro mensili, con la medesima struttura tecnica che prevede uno slittamento della misura al 30 aprile 2026 e la variazione tra il 70% e il 100% della copertura contributiva subordinata alla verifica dell’incremento dell’occupazione.

Parallelamente, la normativa interviene sul sostegno all’occupazione femminile, disponendo una proroga degli incentivi fino al 31 dicembre 2026. Le destinatarie di questa misura sono le donne svantaggiate, categoria definita tecnicamente come lavoratrici prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi, ovunque residenti, oppure da almeno sei mesi se residenti nella Zes unica. La definizione include anche le donne che operano in settori economici o professioni caratterizzati da un’accentuata disparità di genere.
Per queste assunzioni, l’incentivo totale è previsto per una durata di 24 mesi con un massimale di 650 euro al mese.

In ambito di ammortizzatori sociali, l’emendamento al decreto Milleproroghe introduce una disposizione tecnica che estende al 2026 la possibilità di utilizzare il trattamento di mobilità in deroga. Questa misura è applicabile per un periodo massimo di 12 mesi a tutela dei lavoratori impiegati in un’area di crisi industriale complessa, a condizione che vengano contestualmente applicate misure di politica attiva del lavoro. La norma interviene direttamente sulla programmazione finanziaria per il 2026, permettendo di destinare alla mobilità in deroga parte dei 100 milioni di euro già stanziati dalla legge di bilancio, fondi precedentemente destinati solo alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per i piani di recupero occupazionale in territori colpiti da crisi industriali.

Per ulteriori chiarimenti e per assistenza operativa il nostro team di professionisti è a vostra disposizione.

Tabella riepilogativa

Misura Destinatari Agevolazione Massima Nuova Scadenza Note Tecniche
Incentivo Giovani (Decreto Coesione) Soggetti under 35 mai occupati con contratto a tempo indeterminato. Esonero contributivo 100% (max 500€/mese) per 24 mesi. 30 aprile 2026. Aliquota base fissata al 70%; sale al 100% se l’assunzione genera un incremento occupazionale netto.
Assunzioni ZES Mezzogiorno Lavoratori nelle regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna. Esonero totale (max 650€/mese) per 24 mesi. 30 aprile 2026. Valido anche per Marche e Umbria per inserimenti effettuati entro il 31 dicembre 2025.
Incentivo Donne Svantaggiate Donne senza impiego da 24 mesi (o 6 mesi in ZES) o in settori con forte disparità di genere. Incentivo totale (max 650€/mese) per 24 mesi. 31 dicembre 2026. La proroga copre l’intero anno 2026 per tutte le assunzioni conformi ai requisiti di svantaggio.
Mobilità in Deroga Lavoratori impiegati in aree di crisi industriale complessa. Trattamento economico per un massimo di 12 mesi. Estesa al 2026. Erogazione condizionata all’applicazione di contestuali misure di politica attiva del lavoro.
Fondi aree di crisi Piani di recupero occupazionale in territori colpiti da crisi produttive. Stanziamento di 100 milioni di euro. Esercizio 2026. Fondi utilizzabili sia per la CIGS sia per la mobilità in deroga nelle aree di crisi complessa.

 

L’evoluzione del sistema di previdenza complementare in Italia sta per attraversare una fase di profonda trasformazione grazie all’introduzione della legge 199/2025 (Bilancio 2026), la quale interviene in modo incisivo sull’assetto dei fondi pensione.

Questo intervento legislativo giunge a oltre undici anni di distanza dall’ultima riforma organica del settore e si pone l’obiettivo di rafforzare la diffusione e l’efficienza degli strumenti previdenziali integrativi, pur mantenendo inalterato l’impianto strutturale di fondo e il relativo regime fiscale di favore.

Le nuove disposizioni legislative si articolano seguendo tre direttrici fondamentali che riflettono in gran parte le istanze elaborate da Assogestioni negli ultimi anni, in particolare all’interno del position paper del 2023. Questi pilastri riguardano l’istituzione di un meccanismo di adesione automatica per i lavoratori del settore privato, la ridefinizione delle opzioni di investimento di default e un significativo ampliamento delle opzioni relative all’erogazione delle prestazioni pensionistiche.

A partire dal 1° luglio 2026, il panorama delle iscrizioni alla previdenza complementare subirà un mutamento radicale con il superamento del precedente criterio del silenzio-assenso in favore di un sistema basato sull’adesione automatica. Secondo la nuova normativa, i lavoratori appartenenti al comparto privato che intraprendono il loro primo impiego verranno iscritti d’ufficio alla forma pensionistica collettiva definita dai contratti o dagli accordi collettivi di riferimento applicabili al loro rapporto di lavoro. Tuttavia, la legge garantisce al lavoratore una specifica facoltà di recesso, permettendogli di esercitare il diritto di uscita entro i due mesi successivi alla data di assunzione. In questa finestra temporale, il dipendente ha la possibilità di determinare il destino del proprio Tfr, scegliendo se mantenerlo all’interno dell’azienda oppure se destinarlo a una forma pensionistica differente rispetto a quella prevista collettivamente, assecondando così le proprie preferenze individuali.

Un aspetto di fondamentale importanza riguarda la composizione dei versamenti che alimentano la posizione previdenziale nel contesto dell’adesione automatica. Il meccanismo prevede che l’iscrizione non comporti unicamente il conferimento del Tfr, ma sia accompagnata dal versamento dei contributi sia a carico del datore di lavoro sia a carico del lavoratore stesso. È prevista però una clausola di salvaguardia riguardante la capacità reddituale del dipendente, il quale risulta esonerato dall’obbligo contributivo nel caso in cui la propria retribuzione sia inferiore all’ammontare dell’assegno sociale.

Questa procedura di iscrizione automatizzata non è limitata esclusivamente a chi entra per la prima volta nel mercato del lavoro, ma trova applicazione anche nei confronti di quei lavoratori che, pur non essendo alla prima assunzione, iniziano un nuovo rapporto di lavoro. In tale circostanza, resta comunque valida la facoltà per il lavoratore di continuare a effettuare i propri versamenti presso la forma pensionistica che aveva eventualmente scelto in precedenza.

Il legislatore ha introdotto novità rilevanti anche per quanto concerne la fase di accumulo delle risorse, modificando i criteri di gestione delle somme conferite tramite l’adesione automatica. I contributi raccolti attraverso questa modalità verranno infatti indirizzati verso percorsi di investimento life-cycle. Tale strategia finanziaria è strutturata per operare una progressiva riduzione del profilo di rischio dell’investimento man mano che l’aderente avanza con l’età e si approssima al momento del pensionamento. Questo approccio si discosta dal precedente comparto garantito, poiché le analisi condotte dall’industria del risparmio gestito suggeriscono che l’adozione di soluzioni basate sul modello life-cycle possa generare, in una prospettiva di lungo periodo, dei rendimenti più elevati per i soggetti iscritti automaticamente al fondo.

Oltre alle modalità di ingresso e di gestione dei capitali, la riforma interviene pesantemente sulla fase di erogazione delle prestazioni pensionistiche, offrendo maggiore flessibilità al momento del ritiro dall’attività lavorativa. Una delle modifiche più evidenti è l’innalzamento della soglia massima del montante accumulato che può essere percepito sotto forma di capitale, la quale passa dal precedente 50% al 60%. Per la parte rimanente del montante, o qualora l’iscritto lo desideri per l’intera somma, permane la possibilità di procedere alla conversione in rendita vitalizia. In aggiunta alle forme tradizionali, il quadro normativo introduce nuove tipologie di erogazione gestite in modo diretto dalle forme pensionistiche, tra cui spicca la rendita a durata definita. Questa specifica opzione permette al pensionato di ricevere una somma annuale calcolata dividendo il capitale accumulato per il numero di anni di vita attesa residua, utilizzando come parametro di riferimento le tavole Istat aggiornate.

La gestione delle somme spettanti secondo questo nuovo modello di rendita offre una notevole libertà operativa all’aderente, il quale può decidere di ricevere i pagamenti non solo su base annuale, ma anche attraverso prelievi su richiesta. L’aderente ha dunque la facoltà di stabilire in modo autonomo il momento di riscossione delle rate che sono già maturate ma che non sono state ancora erogate dal fondo. Un ulteriore elemento di flessibilità è rappresentato dalla possibilità di richiedere il frazionamento del montante complessivo su un arco temporale che non deve essere inferiore ai cinque anni. Sotto il profilo del trattamento fiscale applicato a queste operazioni, la normativa prevede che sulla parte imponibile venga operata una ritenuta fiscale con un’aliquota del 20%. Tale aliquota non è fissa, ma può beneficiare di una riduzione legata all’anzianità di partecipazione al fondo pensione, arrivando a toccare un livello minimo del 15 per cento per i partecipanti di lunga data.

Infine, la legge 199/2025 agisce sulle leve fiscali per incentivare ulteriormente la partecipazione alla previdenza integrativa, operando un aggiustamento dei limiti di beneficio per i risparmiatori. Nello specifico, la soglia di deducibilità dei contributi versati ai fondi pensione viene elevata fino a un importo di 5.300 euro.

Per maggiori chiarimenti e per assistenza operativa il nostro team di esperti è a vostra disposizione.

Tabella riassuntiva

Ambito di Riforma Principali Novità Dettagli Operativi e Requisiti
Modalità di Adesione Passaggio al sistema di adesione automatica dal 1° luglio 2026. Iscrizione d’ufficio per i nuovi assunti del settore privato con facoltà di recesso entro due mesi.
Contribuzione Versamento del Tfr integrato dai contributi di datore di lavoro e lavoratore. Esonero per il lavoratore se la retribuzione risulta inferiore all’importo dell’assegno sociale.
Fase di Accumulo Introduzione di opzioni di investimento di tipo life-cycle come default. Riduzione progressiva del rischio finanziario in base all’età e alla vicinanza al pensionamento.
Erogazione Capitale Innalzamento della quota massima di montante riscattabile come capitale. La soglia massima per la prestazione in capitale passa dal 50% al 60% del totale accumulato.
Rendita a Durata Definita Nuova tipologia di rendita gestita direttamente dalla forma pensionistica. Calcolo basato sulla vita attesa residua (tavole Istat) con possibilità di prelievi su richiesta.
Frazionamento e Prelievi Possibilità di frazionare il montante su un periodo temporale prestabilito. Durata minima del frazionamento pari a cinque anni con libera scelta del momento di riscossione.
Trattamento Fiscale Applicazione di una ritenuta fiscale sulle nuove modalità di erogazione. Aliquota del 20%, riducibile fino al 15% in base all’anzianità di partecipazione al fondo.
Agevolazioni Fiscali Revisione del limite massimo per la deducibilità fiscale dei versamenti. La soglia di deducibilità dei contributi viene elevata a un massimo di 5.300 euro annui.

 

La Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) ha introdotto importanti novità riguardanti l’obbligo per i datori di lavoro privati di conferire le quote di TFR maturate al Fondo di Tesoreria INPS.

Questa riforma vuole superare un sistema ormai considerato anacronistico e poco equo, ridefinendo le soglie dimensionali che determinano l’obbligo di versamento.

Fino al 31 dicembre 2025, l’obbligo di conferimento al Fondo di Tesoreria era legato a una regola che faceva riferimento alla situazione occupazionale delle aziende al 31 dicembre 2006. Per le aziende già esistenti a quella data, eventuali successivi incrementi di organico non facevano scattare l’obbligo se non si era raggiunta la soglia dei 50 addetti in quel momento specifico.

Con la nuova normativa, questa distinzione viene eliminata. Da quest’anno, l’obbligo di trasferire all’INPS le quote di TFR (non destinate alla previdenza complementare) dipenderà esclusivamente dalla media annuale dei lavoratori in forza nell’anno solare precedente.

La riforma prevede una riduzione progressiva della soglia dimensionale che fa scattare l’obbligo contributivo, secondo una tabella di marcia definita:

  • Biennio 2026-2027: L’obbligo scatta per i datori di lavoro che hanno raggiunto una soglia media di 60 dipendenti nell’anno precedente.
  • Periodo 2028-2031: Si prevede il ritorno alla soglia ordinaria di 50 dipendenti.
  • Dal 2032 in poi: La soglia si abbasserà definitivamente a 40 dipendenti, estendendo l’obbligo a una platea di imprese molto più vasta.

La verifica del superamento del limite dimensionale deve essere effettuata annualmente. L’obbligo contributivo decorre dal periodo di paga di gennaio dell’anno successivo a quello in cui la soglia è stata raggiunta o superata.

Per le aziende di nuova costituzione (nate dal 2026), l’obbligo inizierà a decorrere dall’anno successivo a quello di costituzione, qualora venga superata la soglia specifica applicabile in quel periodo.
Per ulteriori chiarimenti e per assistenza operativa il nostro Studio è a vostra disposizione.

Periodo di Riferimento Soglia Dimensionale (Media Dipendenti) Decorrenza Obbligo Versamento
2026 – 2027 Almeno 60 dipendenti Dal periodo di paga di gennaio (se soglia raggiunta nell’anno precedente)
2028 – 2031 Almeno 50 dipendenti (soglia ordinaria) Anno successivo al raggiungimento del limite
Dal 2032 Almeno 40 dipendenti Obbligo a regime per le aziende sopra la soglia

 

Con la Risoluzione n. 3/E del 29 gennaio 2026, l’Agenzia delle Entrate fornisce importanti indicazioni operative in merito alla tassazione degli incrementi retributivi riconosciuti ai lavoratori dipendenti del settore privato, intervenendo in particolare sull’aspetto applicativo del versamento dell’imposta sostitutiva tramite modello F24.

Il documento si inserisce nel quadro normativo definito dall’articolo 1, comma 7, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, che ha introdotto una disciplina agevolata per specifici aumenti salariali collegati ai rinnovi contrattuali.

La norma di riferimento stabilisce che gli incrementi retributivi corrisposti nel 2026, se derivanti da rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026, siano assoggettati a una imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali, con un’aliquota pari al 5 per cento.

Questo regime fiscale si configura come alternativo alla tassazione ordinaria e trova applicazione diretta in busta paga, attraverso l’intervento del sostituto d’imposta.

Un elemento rilevante chiarito dalla risoluzione riguarda la facoltà di rinuncia da parte del lavoratore. La legge prevede infatti che l’imposta sostitutiva si applichi automaticamente, salvo espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro. In presenza di tale rinuncia, gli incrementi retributivi vengono assoggettati al regime fiscale ordinario, secondo le regole generali previste per il reddito di lavoro dipendente. In assenza di comunicazione scritta, il datore di lavoro applica l’imposta sostitutiva in via automatica.

L’accesso al regime agevolato è subordinato anche al rispetto di un limite reddituale. La risoluzione ribadisce che l’imposta sostitutiva si applica esclusivamente ai lavoratori del settore privato che, nell’anno 2025, abbiano percepito un reddito di lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro.

Questo requisito costituisce una condizione essenziale e deve essere verificato dal sostituto d’imposta al momento dell’applicazione della tassazione agevolata sugli incrementi retributivi del 2026.

Dal punto di vista operativo, la Risoluzione n. 3/E assume particolare rilievo perché istituisce i codici tributo necessari per il corretto versamento dell’imposta sostitutiva mediante modello F24. L’istituzione dei codici rappresenta il passaggio fondamentale per consentire ai datori di lavoro di adempiere agli obblighi fiscali derivanti dall’applicazione della nuova misura.

Il codice tributo principale introdotto è il 1075, denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sugli incrementi retributivi corrisposti ai lavoratori dipendenti – Sostituto di imposta – articolo 1, comma 7, legge 30 dicembre 2025, n. 199”.

Questo codice è destinato all’utilizzo ordinario da parte dei sostituti d’imposta per il versamento dell’imposta sostitutiva, nei casi non interessati da particolarità territoriali.

La risoluzione dedica infatti specifica attenzione alle regioni a statuto speciale, ossia Sicilia, Sardegna e Valle d’Aosta, per le quali il sistema di riscossione presenta peculiarità che rendono necessario l’utilizzo di codici tributo dedicati. In questo contesto viene istituito il codice 1609, riferito all’imposta sostitutiva dovuta in Sicilia e versata fuori regione, sempre da parte del sostituto d’imposta e sempre in applicazione dell’articolo 1, comma 7, della legge n. 199 del 2025.

Per la Sardegna viene istituito il codice tributo 1926, mentre per la Valle d’Aosta il codice 1927. Entrambi sono destinati alle ipotesi in cui l’imposta sostitutiva sia dovuta alla regione di competenza ma venga materialmente versata al di fuori del relativo territorio regionale. Le denominazioni dei codici richiamano in modo esplicito sia la natura dell’imposta sia il riferimento normativo, facilitando l’individuazione del corretto codice da utilizzare in sede di versamento.

Accanto a questi codici, la risoluzione introduce anche il codice tributo 1310, previsto per una fattispecie inversa. Questo codice deve essere utilizzato quando l’imposta sostitutiva è versata in Sicilia, Sardegna o Valle d’Aosta, ma risulta dovuta a una regione diversa rispetto a quella in cui avviene il pagamento. Anche in questo caso, il soggetto obbligato al versamento resta il sostituto d’imposta, che opera per conto del lavoratore dipendente.

Non è prevista la possibilità di utilizzo in compensazione tramite crediti fiscali.

Per assistenza operativa il nostro team di professionisti è a vostra disposizione.

Tabella riassuntiva

Area Voce Contenuto
Riferimenti normativi Documento Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 3/E
Riferimenti normativi Data 29 gennaio 2026
Riferimenti normativi Norma Articolo 1, comma 7, Legge 30 dicembre 2025, n. 199
Ambito soggettivo Settore Lavoratori dipendenti del settore privato
Ambito temporale Anno di erogazione Incrementi retributivi corrisposti nel 2026
Ambito temporale Origine incrementi Rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026
Requisiti Limite di reddito Reddito di lavoro dipendente 2025 non superiore a 33.000 euro
Requisiti Rinuncia Possibile solo con rinuncia scritta del lavoratore
Regime fiscale Tipologia Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali regionali e comunali
Regime fiscale Aliquota 5%
Versamento Modello Modello F24
Versamento Sezione F24 Erario
Versamento Colonna F24 Importi a debito versati
Codici tributo Ordinario 1075
Codici tributo Sicilia (fuori regione) 1609
Codici tributo Sardegna (fuori regione) 1926
Codici tributo Valle d’Aosta (fuori regione) 1927
Codici tributo Versamento in regioni speciali 1310
Compensazione Utilizzo crediti Non prevista

 

L’iscrizione delle obbligazioni tra le immobilizzazioni finanziarie rappresenta un tema di particolare rilevanza nel sistema tributario italiano, soprattutto alla luce delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026.

L’intervento normativo ha inciso in modo significativo sui criteri di valutazione fiscale degli strumenti finanziari, con un focus specifico sui titoli obbligazionari detenuti dai soggetti IRES, perseguendo l’obiettivo di ridurre le asimmetrie esistenti tra i diversi framework contabili e di ancorare la rilevanza fiscale a criteri maggiormente oggettivi.

Il quadro normativo previgente era caratterizzato dalla presenza di disposizioni speciali riservate ai soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali IAS/IFRS, disposizioni che consentivano una rilevanza fiscale più ampia delle valutazioni contabili, anche in presenza di oscillazioni di valore non necessariamente correlate a parametri di mercato verificabili.

La Legge di Bilancio 2026, attraverso la modifica degli articoli 94, 101 e 110 del TUIR, ha introdotto una disciplina sostanzialmente unitaria, superando il precedente regime differenziato.

In via generale, la nozione di immobilizzazioni finanziarie è definita dall’articolo 85, comma 3, del TUIR, secondo cui determinate categorie di strumenti finanziari, tra cui obbligazioni e titoli emessi in serie o di massa, assumono tale qualifica esclusivamente se iscritti come immobilizzazioni nel bilancio d’esercizio. Ne consegue che, per i soggetti che applicano i principi contabili nazionali, la classificazione civilistica rappresenta il presupposto fondamentale anche ai fini fiscali.

Per le imprese IAS adopter, tuttavia, il legislatore ha previsto una deroga specifica attraverso il comma 3-bis del medesimo articolo 85. In base a tale disposizione, sono considerate immobilizzazioni finanziarie tutti gli strumenti finanziari diversi da quelli detenuti per la negoziazione, indipendentemente dalla loro formale collocazione in bilancio.

In questo contesto, la distinzione rilevante non è più quella civilistica, bensì la finalità di detenzione dello strumento, con una presunzione fiscale automatica di immobilizzazione per tutti i titoli che non rientrano nel portafoglio “held for trading”.

La nozione di strumenti detenuti per la negoziazione è ulteriormente chiarita dal D.M. 10 gennaio 2018, che rinvia ai criteri contenuti nell’IFRS 9, individuando come tali le attività finanziarie acquisite con l’obiettivo di essere vendute nel breve periodo o inserite in portafogli gestiti con strategie di profitto a breve termine. Tutti gli altri strumenti finanziari, per i soggetti IAS/IFRS, sono quindi attratti nell’ambito delle immobilizzazioni finanziarie ai fini fiscali.
Prima dell’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, il regime fiscale delle svalutazioni dei titoli obbligazionari presentava differenze rilevanti tra soggetti OIC e soggetti IAS. Per i primi, il TUIR prevedeva criteri prudenziali stringenti, fondati sul meccanismo del valore minimo fiscalmente rilevante, noto anche come floor fiscale, disciplinato dall’articolo 94, comma 4. Tale meccanismo limitava la deducibilità delle svalutazioni entro soglie determinate sulla base di parametri oggettivi, legati alla natura del titolo e alla sua circolazione sul mercato.

Per i soggetti IAS adopter, invece, l’articolo 110, comma 1-bis, lettera a), del TUIR consentiva la rilevanza fiscale dei maggiori o minori valori delle obbligazioni immobilizzate imputati a conto economico secondo i criteri IAS/IFRS.

Questo assetto normativo permetteva che variazioni di fair value rilevate contabilmente incidessero immediatamente sulla base imponibile, generando una maggiore volatilità del reddito imponibile e una divergenza strutturale rispetto al trattamento riservato ai soggetti OIC.

La Legge di Bilancio 2026 è intervenuta in modo organico su tale sistema, con l’intento dichiarato di armonizzare il trattamento fiscale e di ricondurre la deducibilità delle svalutazioni a criteri verificabili e coerenti con l’andamento del mercato. In particolare, l’articolo 1, comma 130, ha modificato l’articolo 94 del TUIR, circoscrivendo l’applicazione del criterio del valore minimo ai soli titoli obbligazionari non immobilizzati, ossia ai titoli detenuti per la negoziazione, spesso definiti come titoli merce.

Il nuovo impianto normativo esclude espressamente le immobilizzazioni finanziarie destinate a investimenti durevoli dall’ambito applicativo del floor fiscale. Per i titoli negoziati in mercati regolamentati, il valore minimo fiscalmente rilevante è ora determinato sulla base della media aritmetica dei prezzi dell’ultimo semestre antecedente la chiusura dell’esercizio.

Per i titoli non quotati, invece, il valore minimo è individuato applicando al valore fiscalmente riconosciuto l’eventuale decremento desumibile dall’andamento complessivo del Mercato Telematico delle Obbligazioni (MOT) nel medesimo periodo.

Questa impostazione introduce un criterio uniforme valido per tutti i soggetti IRES, riducendo le asimmetrie che in precedenza caratterizzavano il rapporto tra disciplina OIC e disciplina IAS. Resta invariato, per i soggetti IAS/IFRS, il trattamento delle obbligazioni detenute con finalità di trading, per le quali continua a trovare applicazione la piena rilevanza fiscale delle rettifiche di valore iscritte in bilancio, in considerazione dell’elevato indice di rotazione di tali strumenti.

Un ulteriore intervento di rilievo riguarda l’articolo 101 del TUIR, dedicato alle minusvalenze patrimoniali. La Legge di Bilancio 2026 ha modificato il comma 2, stabilendo che, per i soggetti IAS/IFRS, le minusvalenze relative a obbligazioni iscritte tra le immobilizzazioni finanziarie assumono rilevanza fiscale esclusivamente se imputate a conto economico.

Contestualmente, è stato eliminato dall’articolo 101, comma 2-bis, il riferimento alle obbligazioni e agli altri titoli di debito di cui alla lettera e) dell’articolo 85, comma 1. Per effetto di questa modifica, tali strumenti sono stati esclusi dall’ambito applicativo del regime speciale previsto dall’articolo 110, comma 1-bis, con la conseguenza che le valutazioni di fair value non assumono più rilevanza fiscale automatica per le obbligazioni immobilizzate.

La riforma si completa con l’abrogazione espressa della lettera a) del comma 1-bis dell’articolo 110 del TUIR. Viene così definitivamente soppresso il regime speciale IAS/IFRS che consentiva il riconoscimento fiscale dei maggiori o minori valori delle obbligazioni non detenute per la negoziazione.

Rimane invece invariato il trattamento fiscale delle azioni e degli strumenti finanziari similari alle azioni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie, per i quali il costo fiscalmente riconosciuto continua a non includere gli effetti valutativi.

Per ulteriori approfondimenti e per eventuale assistenza operativa il nostro staff di professionisti è a vostra disposizione.

Tabella riassuntiva

Ambito Disciplina ante Legge di Bilancio 2026 Disciplina post Legge di Bilancio 2026
Impostazione generale Regime differenziato tra soggetti OIC adopter e soggetti IAS/IFRS adopter, con disposizioni speciali per questi ultimi Introduzione di una disciplina fiscale unitaria, fondata su criteri oggettivi e indipendenti dal principio contabile adottato
Qualificazione delle immobilizzazioni finanziarie Per gli OIC adopter rileva la classificazione civilistica; per gli IAS adopter presunzione di immobilizzazione per strumenti non detenuti per la negoziazione Confermata la distinzione, ma con effetti fiscali armonizzati tra OIC e IAS adopter
Titoli obbligazionari non immobilizzati (titoli merce) Applicazione del valore minimo fiscale solo per OIC adopter; IAS adopter esclusi tramite regime speciale Applicazione del valore minimo fiscale a tutti i soggetti IRES, con criteri uniformi
Valore minimo fiscalmente rilevante – titoli quotati Prezzo di mercato di fine esercizio o media dei prezzi degli ultimi due mesi Media aritmetica dei prezzi dell’ultimo semestre antecedente la chiusura dell’esercizio
Valore minimo fiscalmente rilevante – titoli non quotati Valore normale determinato ai sensi dell’art. 9 TUIR Valore fiscalmente riconosciuto rettificato in base all’andamento del MOT nell’ultimo semestre
Obbligazioni immobilizzate – IAS/IFRS Rilevanza fiscale delle variazioni di fair value imputate a conto economico (art. 110, c. 1-bis, lett. a, TUIR) Esclusione della rilevanza fiscale del fair value; deducibilità solo secondo art. 101 TUIR
Minusvalenze su obbligazioni immobilizzate Deducibili automaticamente per IAS adopter se rilevate a conto economico Deducibili esclusivamente se imputate a conto economico, senza deroghe IAS
Art. 101, comma 2-bis, TUIR Estensione del regime IAS anche alle obbligazioni e titoli di debito Eliminazione del riferimento alle obbligazioni, con allineamento al regime OIC
Art. 110, comma 1-bis, TUIR Presenza di un regime speciale IAS/IFRS per obbligazioni non detenute per la negoziazione Abrogazione del regime speciale per obbligazioni e titoli di debito immobilizzati
Titoli detenuti per trading (IAS/IFRS) Rettifiche di valore fiscalmente rilevanti Regime invariato, con piena rilevanza fiscale delle valutazioni

 

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