Il Concordato preventivo biennale (CPB) torna al centro dell’attenzione con la pubblicazione della Circolare n. 8/E del 6 ottobre 2026 dell’Agenzia delle Entrate. Il documento riordina la disciplina dell’istituto, raccogliendo in un unico testo i chiarimenti forniti negli ultimi anni e recependo le modifiche introdotte dal Decreto legislativo n. 148/2026.

In vista della scadenza del 2 novembre 2026 per aderire al concordato relativo al biennio 2026-2027, la circolare offre un quadro aggiornato delle condizioni di accesso, delle modalità di adesione e delle conseguenze previste in caso di irregolarità. Particolare attenzione è riservata alle modifiche che riguardano l’efficacia dell’adesione, la correzione degli errori dichiarativi e il rafforzamento dei benefici per chi rinnova un accordo già sottoscritto per il biennio 2024-2025.

La proposta viene determinata sulla base dei dati disponibili e dei criteri previsti dalla normativa. Per la sua elaborazione sono state introdotte anche soglie massime di incremento rispetto al reddito dichiarato nel periodo precedente, differenziate in funzione del punteggio ISA conseguito dal contribuente.

Per chi ha ottenuto un punteggio ISA pari a 10, l’incremento massimo è del 10%. La soglia sale al 15% per punteggi pari o superiori a 9 ma inferiori a 10, al 25% per punteggi da 8 a meno di 9 e al 30% per punteggi da 6 a meno di 8. Per i contribuenti con un punteggio inferiore a 6, il limite è del 35%.

Questi limiti non si applicano quando la proposta calcolata secondo i criteri normativi risulta inferiore ai valori di riferimento settoriali.

La valutazione dell’offerta richiede quindi di considerare sia il reddito proposto sia la propria posizione fiscale, verificando le condizioni di accesso e gli effetti che l’adesione può produrre nel biennio di riferimento.

Una delle novità più rilevanti riguarda le conseguenze dell’adesione in assenza dei requisiti previsti dall’articolo 10 del Decreto legislativo n. 13/2024.

Per il biennio 2026-2027, il nuovo comma 2-bis stabilisce che un’adesione effettuata senza i necessari presupposti è priva di effetti. La modifica supera il precedente meccanismo che riconduceva la mancanza dei requisiti a una causa di decadenza.

La distinzione è importante. L’inefficacia implica che il concordato non produca effetti fin dall’origine, mentre la decadenza riguarda un accordo inizialmente efficace, del quale vengono meno gli effetti in presenza delle condizioni previste dalla legge.

Tra gli aspetti da verificare rientra la situazione debitoria del contribuente. Per il biennio 2026-2027, rilevano i debiti tributari e contributivi divenuti definitivi al 31 dicembre 2025.

L’accesso resta possibile se, prima dell’accettazione della proposta, il debito residuo complessivo, comprensivo di interessi e sanzioni, viene ridotto a un importo inferiore a 5.000 euro. Non concorrono al raggiungimento di tale soglia i debiti per i quali è prevista una sospensione oppure una rateazione regolarmente in corso.

La verifica preventiva dei requisiti assume pertanto un ruolo primario ed essenziale per evitare di aderire a un accordo che, in assenza delle condizioni richieste, non possa produrre gli effetti previsti.

La Circolare 8/E approfondisce anche il rapporto tra errori dichiarativi e decadenza dal CPB, introducendo chiarimenti rilevanti per le adesioni relative al biennio 2026-2027.

Il nuovo comma 3-bis dell’articolo 19 consente di correggere errori od omissioni attraverso la presentazione di una dichiarazione integrativa, rideterminando il reddito e il valore della produzione netta concordati sulla base dei dati corretti. È inoltre prevista la regolarizzazione delle sanzioni mediante ravvedimento operoso, nel rispetto delle condizioni stabilite dalla legge.

La presentazione di una dichiarazione integrativa non comporta, quindi, automaticamente la decadenza dal concordato. Diventa determinante l’eventuale scostamento tra i valori inizialmente concordati e quelli rideterminati dopo la correzione.

La decadenza può verificarsi quando, a seguito di un’attività di accertamento, gli errori o le omissioni determinano un reddito o un valore della produzione netta superiori di almeno il 30% rispetto a quelli concordati.

La modifica introduce dunque una possibilità di correzione delle irregolarità dichiarative, evitando che ogni errore produca necessariamente la perdita degli effetti dell’accordo.

Il decreto Omnibus rafforza il regime premiale per i contribuenti che rinnovano il concordato dopo aver aderito al biennio 2024-2025. Per chi accetta la nuova proposta relativa al 2026-2027 sono previste condizioni più favorevoli in materia di compensazioni, rimborsi e termini per l’attività di accertamento.

In particolare, vengono innalzate le soglie di esonero dal visto di conformità. Per la compensazione dei crediti IVA e per i rimborsi IVA senza visto o garanzia, il limite raggiunge i 100.000 euro annui. Per la compensazione dei crediti relativi alle imposte dirette e all’IRAP, la soglia è invece fissata a 70.000 euro.

Un ulteriore vantaggio riguarda i tempi dell’attività di controllo: per chi rinnova il concordato, i termini di decadenza per l’accertamento sono anticipati di due anni, anziché di uno.

È inoltre prevista la possibilità di rateizzare senza interessi le somme dovute a saldo e in acconto, secondo le condizioni stabilite dalla disciplina.

Anche il calcolo degli acconti presenta una specificità. Il rinnovo viene considerato una prosecuzione naturale del precedente accordo, con conseguente applicazione del metodo storico senza le maggiorazioni previste per chi entra per la prima volta nel concordato.

Per elaborare la nuova proposta, nel modello CPB devono essere indicati il reddito effettivo e il valore della produzione netta effettivo del 2025, rettificati secondo le disposizioni normative. Non devono quindi essere riportati i corrispondenti valori concordati per il precedente biennio. In sede di rinnovo, inoltre, non è possibile integrare ulteriori componenti positivi per migliorare il punteggio ISA relativo al 2025.

Tra gli aspetti esaminati dalla circolare figura anche la possibilità di accedere al ravvedimento speciale per le annualità dal 2020 al 2023.

L’opportunità riguarda i contribuenti che hanno aderito al CPB 2024-2025 e rinnovano l’adesione per il biennio 2026-2027 nei termini previsti dalla legge. Il ravvedimento può interessare anche singoli periodi d’imposta e consente di regolarizzare la posizione attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, delle relative addizionali e dell’IRAP.

L’importo dovuto viene determinato in funzione del livello di affidabilità fiscale risultante dagli ISA. Per le annualità 2020 e 2021 è prevista una riduzione del 30% delle imposte sostitutive.

Il versamento può essere effettuato in un’unica soluzione, dal 1° gennaio al 15 marzo 2027, oppure attraverso un massimo di dieci rate mensili di pari importo. Dal 16 marzo 2027 si applicano gli interessi legali previsti per il pagamento rateale.

Il perfezionamento del ravvedimento consente, nei limiti stabiliti dalla legge, di escludere per le annualità interessate le rettifiche del reddito d’impresa o di lavoro autonomo e quelle rilevanti ai fini IVA.

Per ulteriori chiarimenti e per assistenza professionale il nostro team di esperti è a vostra disposizione.

Con una serie di pronunce pubblicate nel settembre 2026, la Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto rilevante per il calcolo dei contributi previdenziali dei soci lavoratori di società a responsabilità limitata. Gli utili non distribuiti dalla Srl e accantonati a riserva non concorrono alla determinazione della base imponibile contributiva del socio, in quanto non entrano nella sua sfera reddituale fino a quando non vengono effettivamente distribuiti.

Il principio emerge dalle sentenze 25377, 25378 e 25383 del 16 settembre, 25465 e 25467 del 17 settembre e 25628 e 25630 del 21 settembre 2026. Le decisioni intervengono sul contrasto tra l’interpretazione sostenuta dall’Inps e quella adottata dalla Corte, con conseguenze che riguardano non soltanto i soci lavoratori delle Srl, ma anche altre situazioni legate alla determinazione del reddito previdenziale.

La questione esaminata dalla sentenza 25377/2026 riguarda una socia unica e amministratrice di una Srl, iscritta alla Gestione commercianti. Secondo l’Inps, la contribuente avrebbe dovuto versare i contributi previdenziali anche sugli utili prodotti dalla società e accantonati a bilancio, nonostante non fossero stati distribuiti. L’Istituto fondava la propria posizione sulle circolari 102/2003 e 84/2021, secondo le quali, per i soci lavoratori di Srl, la base imponibile previdenziale comprende la quota del reddito d’impresa dichiarato dalla società ai fini fiscali, attribuita al socio in proporzione alla partecipazione agli utili. Tale criterio prescinde dalla destinazione deliberata dall’assemblea e, quindi, comprende anche gli utili non distribuiti.

La Cassazione ha invece escluso questa interpretazione, concentrando l’attenzione sul contenuto delle disposizioni normative che disciplinano la determinazione del reddito rilevante ai fini contributivi. In particolare, l’articolo 3-bis del Dl 384/1992 richiama i redditi d’impresa dichiarati ai fini Irpef. Nella stessa direzione si collocano l’articolo 29, ultimo comma, della legge 160/1975, relativo all’assicurazione obbligatoria degli esercenti attività commerciali, e l’articolo 1 della legge 233/1990, che per artigiani e commercianti fa riferimento al reddito denunciato ai fini Irpef.

Da queste disposizioni la Corte ricava un principio preciso: la base imponibile contributiva deve essere determinata sulla base del reddito dichiarato dal socio ai fini Irpef. Non è sufficiente, invece, fare riferimento al reddito prodotto dalla società ai fini Ires e attribuito al socio in proporzione alla partecipazione. Quest’ultimo importo, infatti, rappresenta un reddito soltanto teorico per il socio, che entra nella sua sfera reddituale personale a seguito della distribuzione degli utili. Finché rimane accantonato nella società, non può essere automaticamente assoggettato a contribuzione previdenziale.

La mancata distribuzione degli utili, inoltre, non costituisce di per sé un comportamento fraudolento. La scelta di accantonare le risorse può dipendere da diverse esigenze imprenditoriali e da valutazioni dei soci che non sono necessariamente riconducibili alle decisioni del singolo soggetto obbligato al versamento dei contributi.

Il ragionamento della Cassazione richiede una distinzione tra le Srl e le società di persone, per le quali opera un differente meccanismo di determinazione del reddito.

Per le società in nome collettivo (Snc) e le società in accomandita semplice (Sas), l’articolo 5, comma 1, del Tuir prevede il principio di trasparenza fiscale. Il reddito prodotto dalla società viene imputato direttamente ai soci in proporzione alle rispettive quote, indipendentemente dall’effettiva percezione delle somme. Come ricorda la Corte, il meccanismo determina, esclusivamente sul piano tributario, un’immedesimazione tra la società partecipata e il socio, secondo quanto affermato anche dalla Corte costituzionale nella sentenza 354/2001.

Questa caratteristica ha conseguenze anche sul calcolo dei contributi previdenziali. I redditi derivanti dalla partecipazione a società di persone, compresi quelli spettanti al socio accomandante, concorrono alla base imponibile di un soggetto già iscritto alla Gestione artigiani o commercianti per un’altra attività, anche quando tali redditi non determinano autonomamente l’obbligo di iscrizione alla gestione speciale. La differenza rispetto alle Srl non trasparenti è sostanziale: nelle società di persone il reddito viene imputato fiscalmente al socio indipendentemente dalla distribuzione, mentre nelle Srl ordinarie la quota di utile non distribuita non confluisce automaticamente nel reddito personale del partecipante.

Un regime particolare riguarda le Srl che hanno optato per la trasparenza fiscale prevista dall’articolo 116 del Tuir.

La disposizione consente alle società che rispettano i requisiti previsti, tra cui il limite di ricavi indicato in 5.164.568,99 euro e la partecipazione esclusiva di persone fisiche entro il numero massimo di dieci soci, di adottare un sistema analogo a quello delle società di persone. In questo caso, il reddito prodotto dalla società viene attribuito direttamente ai soci in proporzione alla quota di partecipazione agli utili o alla diversa quota di spettanza prevista. Il socio inserisce quindi il reddito nella propria dichiarazione fiscale, nel quadro RH. Proprio su questo aspetto interviene la sentenza 25630/2026, che conferma l’assoggettamento a contribuzione Inps della quota di reddito imputata al socio di una Srl trasparente e dichiarata ai fini Irpef.

La conclusione è coerente con il criterio adottato dalla Cassazione: ciò che rileva per la determinazione della base imponibile previdenziale è il reddito fiscalmente attribuito al socio e dichiarato ai fini Irpef, non la sola produzione di utili da parte della società.

La sentenza 25630/2026 affronta anche la posizione di un socio lavoratore di una Srl non trasparente, ribadendo che la contribuzione previdenziale deve essere calcolata sul reddito dichiarato ai fini Irpef.

La Corte respinge gli argomenti dell’Inps fondati sul rischio che l’accantonamento degli utili possa essere utilizzato in modo strumentale per ridurre l’imposizione contributiva. Secondo i giudici, la mancata distribuzione può dipendere da molteplici ragioni imprenditoriali e non implica necessariamente un intento elusivo o fraudolento. La decisione assume particolare rilievo perché distingue il reddito prodotto dalla società da quello effettivamente rilevante nella posizione fiscale personale del socio. Il fatto che quest’ultimo ricopra un ruolo apicale nella compagine societaria non è sufficiente, da solo, a giustificare l’assoggettamento a contributi di utili che non gli sono stati distribuiti.

Per quanto riguarda il socio accomandante di una Sas, l’iscrizione alla gestione assicurativa non deriva automaticamente dalla partecipazione alla società. Secondo la circolare Inps 12 del 1° febbraio 2008, l’iscrizione alla gestione previdenziale può avvenire quando sussiste un rapporto di parentela o affinità entro il terzo grado con il socio accomandatario e viene svolta effettivamente l’attività istituzionale della società con carattere abituale e prevalente. Se questi requisiti non ricorrono e l’attività svolta presenta le caratteristiche del lavoro subordinato, il socio accomandante deve essere iscritto obbligatoriamente come lavoratore dipendente.

Un altro tema riguarda il cosiddetto meccanismo di assorbenza. In generale, la base imponibile previdenziale comprende il reddito dell’impresa nella quale si svolge prevalentemente l’attività lavorativa e le quote di altri redditi d’impresa derivanti da ditte individuali, Snc, Sas e Srl trasparenti, anche quando il soggetto non lavora direttamente in queste realtà.

La Cassazione ha tuttavia individuato un’eccezione per i coadiuvanti familiari, cioè coniugi, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado, secondo quanto previsto dall’articolo 230-bis del Codice civile.

L’ordinanza 25736/2026 ha stabilito che, nella posizione previdenziale di una coadiutrice familiare iscritta alla Gestione artigiani, non deve essere sommata la quota di reddito dichiarata nel quadro RH derivante dalla partecipazione a un’altra Sas nella quale la contribuente non svolge attività lavorativa. Il cumulo riguarda infatti i redditi riferibili allo stesso soggetto fiscale e deve essere valutato tenendo conto della particolare posizione del coadiuvante familiare.

Infine, per i soci non lavoratori di Srl non trasparente, la circolare Inps 84 del 10 giugno 2021 aveva già chiarito che il soggetto iscritto alla gestione previdenziale per la propria attività prevalente non deve includere nella base imponibile gli utili non distribuiti delle Srl partecipate nelle quali non svolge in modo prevalente la propria attività.

Le pronunce di settembre 2026 ribadiscono la necessità di distinguere la natura della società, il regime fiscale adottato e il reddito effettivamente dichiarato dal socio.

Per le Srl non trasparenti, gli utili accantonati e non distribuiti non concorrono alla base imponibile previdenziale del socio lavoratore. Per le Srl trasparenti e per le società di persone, invece, il reddito imputato fiscalmente al socio rileva secondo le regole previste dal rispettivo regime. Il punto centrale è il collegamento tra reddito dichiarato ai fini Irpef e obbligo contributivo. La sola produzione di un utile da parte della società non determina automaticamente un obbligo previdenziale in capo al socio, se quell’importo non è stato distribuito e non è entrato nella sua sfera reddituale personale.

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Con l’emanazione del decreto attuativo del Lavoro, pubblicato nei giorni scorsi sul sito ministeriale, entra nella fase operativa la riduzione dei contributi previdenziali prevista per le aziende che pongono in essere interventi concreti per la conciliazione tra lavoro e famiglia dall’articolo 1 del Decreto 1° maggio (Dl 62/2026, convertito nella legge 112/2026).

Il nuovo meccanismo di premialità – consistente nel riconoscere una riduzione dei contributi previdenziali in misura non superiore all’1% e un aiuto che non può, in ogni caso, eccedere i 50mila euro l’anno ad impresa – ricalca quello già previsto per incentivare la parità di genere, con il quale si ritiene possa essere cumulato. Il riconoscimento dell’esonero contributivo passa per l’acquisizione della certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro (prassi UNI/PdR 192/2026, resa nota il 14 aprile 2026). Si tratta di un meccanismo che – in base a degli indicatori qualitativi e quantitativi riferiti alle misure poste in atto dalle aziende – attribuisce loro un punteggio. L’attenzione viene postasi incentra sulla flessibilità del lavoro, sulle misure a supporto della maternità e paternità, sul bilanciamento dei tempi di vita e di lavoro, eccetera.

La certificazione va rilasciata da organismi accreditati con una validità di 36 mesi; periodo durante cui opera lo sgravio contributivo dell’1% che viene riconosciuto dal 28 giugno 2026, data di entrata in vigore della legge 112/2026, e in ogni caso non può andare oltre il 31 dicembre 2028.

L’accesso all’agevolazione richiede la presentazione di un’istanza telematica all’Inps che deve contenere i dati dell’azienda, la retribuzione media mensile globale stimata, l’aliquota contributiva datoriale media, la forza aziendale prevista e gli estremi della certificazione, compresi organismo emittente e data di rilascio. L’impresa dovrà inoltre dichiarare di non essere stata destinataria di provvedimenti di sospensione dei benefici contributivi. Chi presenterà la domanda nella prima finestra utile successiva al conseguimento della certificazione, precisa il decreto, viene ammesso al beneficio per l’intero periodo di validità. L’Inps indicherà i termini e le modalità operative, verificherà le informazioni dichiarate e autorizzerà la fruizione dello sgravio.

Il beneficio opera con risorse destinate allo scopo: 7 milioni per il 2026 e 12 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Qualora le domande presentate e considerate ammissibili superino la disponibilità, l’importo riconosciuto a ogni azienda sarà riproporzionato. Probabilmente l’Istituto fisserà delle finestre temporali annue entro cui i datori dovranno inoltrare le istanze. Una volta chiuso l’invio, l’ente di previdenza provvederà all’assegnazione dei fondi, riducendo l’ampiezza dello sgravio in caso di incapienza delle disponibilità economiche.

Anche per questo aiuto, così come per altre facilitazioni, le aziende devono rispettare i vincoli imposti dall’articolo 1175, comma 1, della legge 296/2006 tra cui il possesso del Durc, il rispetto dei Ccnl, l’applicazione degli accordi e dei contratti collettivi nazionali, regionali, territoriali o aziendali stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Inoltre, l’azienda non deve essere incorsa in violazioni inerenti la salute e la sicurezza sul lavoro. In genere, si legge nel documento in esame, il datore di lavoro deve rispettare la disciplina sugli aiuti di Stato. Il decreto affida all’Inps il compito di eseguire i controlli necessari ai fini del riconoscimento dell’esonero.

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Il Bonus mamme 2026 aumenta da 40 a 60 euro mensili e prevede un contributo economico fino a 720 euro complessivi per le lavoratrici madri con almeno due figli che rispettano specifici requisiti familiari e reddituali. Con la circolare n. 106 del 16 ottobre 2026, l’INPS ha fornito le istruzioni operative per l’applicazione della misura prevista dalla Legge di Bilancio 2026.

Il contributo non è riconosciuto automaticamente a tutte le madri lavoratrici. Per accedere al beneficio occorre verificare il numero e l’età dei figli, il reddito da lavoro e la propria posizione lavorativa o previdenziale. È inoltre necessario presentare un’apposita domanda all’INPS.

La misura prevede un contributo di 60 euro per ogni mese, o frazione di mese, nel quale risultano soddisfatti i requisiti richiesti. L’importo massimo raggiungibile nel corso del 2026 è pari a 720 euro, corrispondenti a dodici mensilità.

L’INPS ha chiarito che il beneficio viene riconosciuto per i periodi in cui la lavoratrice possiede le condizioni necessarie per accedervi. Di conseguenza, l’importo effettivamente spettante può variare in funzione della durata del periodo utile e del momento in cui vengono perfezionati i requisiti.

Il pagamento delle somme spettanti per il 2026 è previsto in un’unica soluzione a dicembre 2026, insieme alla mensilità di dicembre.

Un aspetto rilevante riguarda il trattamento fiscale e contributivo del bonus: le somme erogate non concorrono alla formazione del reddito imponibile e sono irrilevanti ai fini ISEE. Il contributo, quindi, non determina un incremento del reddito imponibile e non incide sul calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente.

Il contributo è destinato alle lavoratrici madri con almeno due figli, ma i requisiti relativi all’età dei figli cambiano in base alla composizione del nucleo familiare.

Nel caso delle madri con due figli, è necessario che il più piccolo abbia un’età inferiore a dieci anni. Per le lavoratrici con tre o più figli, invece, il figlio più piccolo deve avere meno di diciotto anni.

Ai fini del requisito familiare sono considerati anche i figli adottati e quelli in affidamento preadottivo. La condizione deve risultare soddisfatta al 1° gennaio 2026 oppure perfezionarsi entro il 31 dicembre dello stesso anno. In quest’ultimo caso, il diritto al contributo decorre dal mese in cui il requisito viene raggiunto.

La misura è rivolta sia alle lavoratrici dipendenti del settore pubblico e privato sia alle lavoratrici autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie. Sono comprese le professioniste iscritte alle Casse previdenziali professionali e le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS.

Sono invece escluse le lavoratrici domestiche. La disciplina esclude inoltre le titolari di cariche sociali e le imprenditrici non iscritte all’AGO, l’Assicurazione generale obbligatoria.

Per beneficiare del Bonus mamme 2026 è previsto un limite di 40.000 euro di reddito da lavoro annuo.

Nel calcolo rientrano i redditi da lavoro dipendente e autonomo rilevanti ai fini fiscali, compresi quelli esenti o soggetti a tassazione sostitutiva o agevolata, oltre alle indennità sostitutive della retribuzione. Sono invece esclusi dal computo la NASpI, la DIS-COLL e i redditi da pensione.

Il rispetto della soglia reddituale rappresenta una condizione essenziale per ottenere il contributo. La verifica deve quindi riguardare i redditi considerati dalla disciplina, senza limitarsi esclusivamente alle somme assoggettate a tassazione ordinaria.

Una distinzione importante riguarda le lavoratrici con tre o più figli che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Per queste madri, il nuovo contributo economico non spetta nei mesi in cui è in essere il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, compreso l’apprendistato. La ragione è legata alla possibilità di beneficiare, in presenza dei relativi requisiti, dell’esonero del 100% dei contributi IVS a carico della lavoratrice, previsto dalla normativa vigente.

L’esclusione dal Bonus mamme riguarda quindi i mesi in cui sussiste il rapporto a tempo indeterminato, mentre può trovare applicazione l’agevolazione contributiva già prevista.

La situazione è diversa per le madri con due figli: queste lavoratrici possono ricevere il contributo di 60 euro mensili anche se hanno un contratto a tempo indeterminato, purché rispettino tutte le altre condizioni richieste.

La distinzione tra numero dei figli e tipologia di contratto è pertanto determinante per stabilire quale misura possa essere riconosciuta e per quali periodi.

L’accesso alla misura dipende tuttavia dalla presenza contemporanea dei requisiti familiari, reddituali e lavorativi previsti.

Per maggiori chiarimenti il nostro team di professionisti è a vostra disposizione.

La disciplina relativa al credito d’imposta per la quotazione delle PMI, creata originariamente con la Legge 27 dicembre 2017, n. 205, ha trovato una fondamentale conferma operativa attraverso l’articolo 1, comma 449, della Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025). Questa norma ha prorogato la misura di incentivo estendendone l’applicazione alle operazioni di ammissione ai mercati finanziari perfezionate fino al 31 dicembre 2027. Lo scopo primario dell’intervento legislativo risiede nella volontà di sostenere le PMI durante il percorso di apertura del capitale di rischio, riducendo l’impatto economico legato alle prestazioni professionali necessarie all’operazione.

Dal punto di vista delle coperture economiche, il legislatore ha strutturato un plafond complessivo che prevede una dotazione di 6 milioni di euro per l’anno 2025 e di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027. L’accesso alle risorse è regolato da una clausola di salvaguardia finanziaria: nel caso in cui la somma totale dei crediti d’imposta richiesti dalle imprese idonee superi lo stanziamento di bilancio previsto per l’anno di riferimento, gli importi effettivamente attribuiti a ciascun beneficiario subiranno una ricalibrazione proporzionale in base alle risorse finanziarie disponibili.

L’agevolazione si rivolge in modo specifico alle piccole e medie imprese che conseguono la formale ammissione alla quotazione all’interno di un mercato regolamentato oppure di un sistema multilaterale di negoziazione (MTF) con sede in un Paese appartenente all’Unione Europea o allo Spazio Economico Europeo. Per potere accedere alla specifica finestra di richiesta relativa all’esercizio 2026, le norme fissano un paletto temporale inderogabile: l’impresa deve avere ottenuto l’effettivo provvedimento di ammissione entro e non oltre il 31 dicembre 2026. Non è pertanto sufficiente avere avviato l’istruttoria, intrapreso le attività preparatorie o liquidato le relative parcelle professionali nel corso dell’anno se l’iter formale di quotazione non si è concluso con l’ammissione ufficiale entro la data limite stabilita.

Il valore dell’incentivo è quantificato nella misura del 50% delle spese di consulenza ammissibili direttamente collegate all’operazione di quotazione, fino a raggiungere un limite massimo di 500.000 euro per ciascuna impresa. Per comprendere il meccanismo di calcolo, a fronte di un totale di spese agevolabili pari a 200.000 euro, l’importo teorico del credito d’imposta riconosciuto è pari a 100.000 euro, salvo eventuali rideterminazioni proporzionali derivanti dal raggiungimento del tetto di spesa pubblico. Il perimetro delle consulenze ammesse al beneficio include un ventaglio articolato di prestazioni specialistiche erogate da professionisti esterni. Rientrano nell’agevolazione le consulenze preparatorie, volte a verificare l’effettiva idoneità dell’azienda al mercato e ad affiancarla nelle procedure di ammissione, e le consulenze organizzative, focalizzate sul necessario adeguamento dei sistemi aziendali di controllo interno e di gestione. Sono parimenti agevolabili le consulenze legali, fiscali e contrattuali, indispensabili per la redazione della documentazione ufficiale, lo svolgimento delle attività di due diligence e la gestione degli aspetti societari. A queste si aggiungono i servizi dedicati alla comunicazione finanziaria, necessari per strutturare la presentazione della società agli investitori istituzionali e al pubblico, oltre ai costi per la revisione e certificazione dei dati contabili e per l’attestazione dell’effettività delle spese sostenute. Al contrario, la normativa esclude espressamente dal beneficio tutte le prestazioni professionali a carattere ordinario o continuativo che non mostrino un nesso di causalità diretto e specifico con l’operazione di quotazione.

Le modalità operative per la presentazione delle istanze si basano sulle disposizioni contenute nel Decreto 23 aprile 2018, adottato dal Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Per quanto riguarda le operazioni di quotazione perfezionate nell’anno 2026, le domande di accesso al beneficio devono essere trasmesse a partire dal 1° ottobre 2026 e fino al 31 marzo 2027. Le spese oggetto della richiesta devono essere state sostenute entro il termine del 31 dicembre 2026.

L’istanza inviata deve essere corredata da una serie di elementi informativi fondamentali, tra cui i dati anagrafici e dimensionali dell’impresa, il prospetto dettagliato dei costi di consulenza agevolabili, l’indicazione esatta del credito d’imposta richiesto, la copia della delibera formale di ammissione alla quotazione e la prescritta certificazione delle spese rilasciata dal soggetto titolato.

Prima dell’invio della pratica, risulta indispensabile svolgere una rigorosa analisi preventiva volta ad accertare la perfetta corrispondenza tra le fatture emesse, le registrazioni presenti in contabilità, le attestazioni professionali e gli importi inseriti nell’istanza, così da scongiurare contestazioni o scostamenti documentali in sede di verifica.

Una volta chiusa la finestra di presentazione delle istanze il 31 marzo 2027, l’amministrazione ministeriale avvia la fase di controllo delle domande pervenute. Il MIMIT effettua i riscontri di rito e provvede a comunicare all’impresa l’importo del credito d’imposta definitivamente spettante entro i trenta giorni successivi alla data di chiusura dello sportello. Una volta ricevuta la comunicazione di accoglimento, l’impresa beneficiaria può fruire dell’agevolazione spettante esclusivamente in compensazione avvalendosi del modello F24.

L’utilizzo in compensazione è consentito a partire dal decimo giorno lavorativo del mese successivo a quello in cui è stata trasmessa la comunicazione ufficiale di riconoscimento del credito.

Sotto il profilo del trattamento tributario, la misura offre un rilevante incentivo aggiuntivo: l’importo del credito d’imposta concesso non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e non entra nella base imponibile dell’IRAP.

Per ulteriori chiarimenti e per assistenza operativa il nostro Studio è a vostra disposizione.

Dal 1° dicembre 2026, la pubblicazione preventiva delle posizioni lavorative sul Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl) diventerà obbligatoria per i datori di lavoro che intendono beneficiare di sgravi contributivi per le assunzioni interessate dalla disposizione. Il mancato rispetto dell’adempimento impedirà l’accesso agli incentivi.

La misura è prevista dall’articolo 14, comma 5, del decreto-legge 159/2025 e introduce un requisito da soddisfare prima dell’assunzione. Il datore di lavoro dovrà pubblicare sul Siisl una posizione lavorativa coerente, sotto il profilo soggettivo e oggettivo, con la relativa Comunicazione obbligatoria.

L’obbligo entrerà a regime al termine del periodo sperimentale, avviato il 1° aprile 2026. La sperimentazione si concluderà il 30 novembre 2026; dal giorno successivo, la pubblicazione preventiva costituirà un passaggio necessario per le assunzioni incentivate rientranti nell’ambito di applicazione della norma.

Il rispetto della sequenza temporale è un elemento primario della procedura: la posizione lavorativa deve essere pubblicata prima dell’assunzione. La pubblicazione non può quindi essere considerata un adempimento da effettuare a posteriori, ma deve essere inserita nella fase preparatoria del processo di reclutamento.

Per le imprese che intendono utilizzare le agevolazioni contributive, sarà necessario verificare preventivamente se l’assunzione programmata rientra tra quelle soggette all’obbligo e procedere alla pubblicazione dell’offerta secondo le modalità previste dal sistema. La mancata osservanza del requisito comporta l’impossibilità di beneficiare degli sgravi interessati dalla disposizione.

La posizione pubblicata sul Siisl deve risultare coerente con la Comunicazione obbligatoria, sia sotto il profilo soggettivo sia sotto quello oggettivo. Il collegamento tra i due elementi costituisce parte integrante dell’adempimento previsto dalla norma.

La procedura richiede pertanto attenzione nella predisposizione delle informazioni relative alla posizione lavorativa. La pubblicazione deve riferirsi all’opportunità di lavoro collegata all’assunzione per la quale si richiede l’incentivo, mantenendo la coerenza richiesta dalla disposizione.

L’obbligo interessa i datori di lavoro che intendono accedere agli sgravi contributivi per le assunzioni rientranti nel perimetro normativo. La verifica dell’applicabilità della misura deve quindi precedere la scelta della procedura da seguire, distinguendo le assunzioni soggette alla pubblicazione preventiva dalle fattispecie escluse.

L’obbligo di pubblicazione preventiva non si applica alle trasformazioni incentivate dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato per gli under 35 al primo impiego stabile.

L’esclusione è richiamata dalla circolare Inps 72/2026 e riguarda specificamente le trasformazioni contrattuali indicate. È quindi necessario distinguere questa fattispecie dalle nuove assunzioni incentivate per le quali la pubblicazione sul Siisl è richiesta.

La distinzione assume rilevanza operativa nella gestione delle agevolazioni: prima di procedere, il datore di lavoro deve individuare la tipologia di rapporto e di operazione contrattuale interessata, verificando se ricorrono le condizioni per l’applicazione dell’obbligo oppure se l’operazione rientra nell’esclusione prevista.

Il Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa è stato istituito con il decreto-legge 48/2023. La sua evoluzione prevede l’ampliamento delle funzionalità e l’integrazione di servizi destinati a supportare i processi connessi al lavoro e alle politiche occupazionali.

Tra gli sviluppi annunciati rientra il fascicolo della decontribuzione, predisposto in collaborazione con l’Inps e la cui disponibilità è prevista entro la fine di ottobre 2026. Lo strumento si inserisce nel percorso di progressiva implementazione del sistema informativo e si affianca alle nuove funzioni connesse alla gestione delle opportunità lavorative e degli incentivi.

Dal 1° dicembre 2026, le imprese che intendono beneficiare degli sgravi contributivi per le assunzioni interessate dovranno integrare la pubblicazione sul Siisl nella gestione preventiva del reclutamento. Il controllo della tipologia di assunzione, della coerenza tra posizione pubblicata e Comunicazione obbligatoria e dell’eventuale applicabilità di un’esclusione diventerà determinante per il corretto svolgimento della procedura.

La fase di sperimentazione, in scadenza il 30 novembre, rappresenta il periodo che precede l’entrata a regime dell’adempimento. Per le assunzioni successive alla decorrenza dell’obbligo, la pubblicazione preventiva dovrà essere considerata insieme agli altri passaggi necessari per accedere alle agevolazioni.

Il mancato adempimento determina infatti l’impossibilità di usufruire degli incentivi contributivi interessati dalla norma. La corretta individuazione delle fattispecie soggette all’obbligo e delle relative esclusioni costituisce quindi un passaggio essenziale nella gestione delle assunzioni agevolate.

Per chiarimenti e assistenza operativa il nostro team di professionisti è a vostra completa disposizione.

 

La Legge 9 agosto 2023, n. 111 ha delegato il Governo alla revisione del sistema tributario, sulla base di principi e criteri direttivi finalizzati a modificarne e semplificarne l’impianto. Il quadro normativo della riforma è stato completato entro il 29 agosto 2026, a 36 mesi dall’entrata in vigore della legge delega.

La riforma prevede inoltre la possibilità di adottare, entro il 29 agosto 2028, ulteriori decreti legislativi correttivi e integrativi delle disposizioni già emanate. Un passaggio centrale è rappresentato dal riordino organico della normativa fiscale attraverso la predisposizione di Testi Unici, destinati a raccogliere e coordinare le disposizioni relative ai diversi settori tributari.

Gli otto nuovi Testi Unici entreranno in applicazione dal 1° gennaio 2027, sostituendo la frammentazione normativa attualmente presente con una struttura maggiormente organizzata per materia.

Il percorso di attuazione della riforma ha portato all’approvazione e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di 21 Decreti Legislativi. Il primo, il D.Lgs. 27 dicembre 2023, n. 209, riguarda la fiscalità internazionale, mentre l’ultimo, il D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 149, interviene sull’ordinamento della giurisdizione tributaria.

L’articolo 21 della Legge n. 111/2023 prevede il riordino organico delle disposizioni che regolano il sistema tributario mediante la redazione di Testi Unici, ai quali seguirà la predisposizione di un Codice tributario contenente la disciplina delle singole imposte.

Il riordino deve avvenire attraverso l’individuazione delle norme vigenti e la loro organizzazione per settori omogenei, il coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni, l’aggiornamento delle norme e l’abrogazione espressa di quelle incompatibili o non più attuali.

Sono stati così predisposti otto Testi Unici, la cui entrata in vigore è fissata al 1° gennaio 2027. La decorrenza era stata inizialmente prevista per il 1° gennaio 2026, ma è stata successivamente posticipata.

 

 

  1. Il Testo Unico delle sanzioni tributarie

Il Testo Unico delle sanzioni tributarie amministrative e penali, previsto dal D.Lgs. 5 novembre 2024, n. 173, riunisce le principali disposizioni relative al sistema sanzionatorio.

Nel nuovo testo confluiscono i principi generali contenuti nel D.Lgs. n. 472/1997, le disposizioni sanzionatorie previste dai D.Lgs. n. 471 e n. 473 del 1997 e le sanzioni penali contenute nel D.Lgs. n. 74/2000.

Sono inoltre raccolte le disposizioni sanzionatorie previste da specifiche leggi d’imposta, comprese quelle relative a registro, imposte ipotecarie e catastali, successioni, donazioni, bollo, concessioni governative e imposta sugli intrattenimenti.

  1. Il Testo Unico dei tributi erariali minori

Il D.Lgs. 5 novembre 2024, n. 174 ha introdotto il Testo Unico dei tributi erariali minori, destinato a organizzare le disposizioni relative ai diversi tributi del settore.

Nel testo sono state raccolte le norme sostanziali riguardanti i singoli tributi, insieme alle disposizioni relative agli adempimenti e ai versamenti. L’intervento ha mantenuto, in linea generale, la formulazione delle disposizioni già vigenti, intervenendo soltanto nei casi in cui le modifiche si siano rese necessarie.

Tra le materie interessate rientrano l’imposta sugli intrattenimenti, l’imposta sul valore degli immobili all’estero, l’imposta sulle transazioni finanziarie, l’imposta sui servizi digitali e le tasse sulle concessioni governative.

  1. Il Testo Unico della giustizia tributaria

Il Testo Unico della giustizia tributaria, introdotto dal D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175, raccoglie le principali disposizioni relative all’ordinamento della giurisdizione tributaria e al processo tributario.

Nel testo confluiscono, tra le altre, le disposizioni relative al contenzioso tributario, ai ricorsi e alla rappresentanza del contribuente nel giudizio, all’efficacia delle sentenze nel processo e all’applicazione ed esecuzione delle sanzioni.

Alcune disposizioni sono state trasferite solo parzialmente. In particolare, del D.Lgs. n. 74/2000 e del D.Lgs. n. 472/1997 sono confluiti nel Testo Unico soltanto alcuni articoli, mentre le restanti disposizioni sono state inserite nel Testo Unico delle sanzioni tributarie.

  1. Versamenti e riscossione

Il Testo Unico in materia di versamenti e riscossione, previsto dal D.Lgs. 24 marzo 2025, n. 33, interviene su un settore che comprende le disposizioni relative ai soggetti tenuti ai versamenti e alle diverse modalità di riscossione.

La disciplina riguarda il contribuente, il sostituto e il responsabile d’imposta, oltre alla riscossione volontaria, a mezzo ruolo e coattiva.

Nel nuovo Testo Unico è confluito quasi per intero il D.P.R. n. 602/1973, insieme alla parte del D.P.R. n. 600/1973 relativa alle ritenute alla fonte e alle disposizioni del D.Lgs. n. 241/1997 in materia di riscossione. È inoltre presente la disciplina relativa ai limiti alla compensazione prevista dall’articolo 34 della Legge n. 388/2000.

  1. Imposta di registro e altri tributi indiretti

Il Testo Unico in materia di imposta di registro e altri tributi indiretti, introdotto dal D.Lgs. 1° agosto 2025, n. 123, interviene su un ambito caratterizzato dalla presenza di fonti normative differenti.

La nuova disciplina riunisce le disposizioni relative all’imposta di registro, all’imposta di bollo, alle imposte ipotecarie e catastali, alle successioni e donazioni e ad altre fattispecie specifiche.

L’obiettivo è coordinare le norme sotto il profilo formale e sostanziale e raccogliere all’interno dello stesso Testo Unico disposizioni provenienti anche da fonti di rango diverso. Sono confluiti, in particolare, il D.P.R. n. 642/1972 sull’imposta di bollo, il D.P.R. n. 131/1986 sull’imposta di registro, il D.P.R. n. 346/1990 sulle successioni e donazioni e il D.Lgs. n. 347/1990 sulle imposte ipotecarie e catastali.

 

  1. Il nuovo Testo Unico dell’IVA

Il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di IVA, introdotto dal D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10, riordina una disciplina che nel corso degli anni si è sviluppata attraverso fonti normative differenti.

La struttura del nuovo testo comprende la maggior parte della disciplina dell’IVA contenuta nel D.P.R. n. 633/1972, le disposizioni sulla fatturazione elettronica, le comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche IVA, le operazioni intracomunitarie e il regime speciale dei beni usati.

Il riordino interessa quindi non soltanto la disciplina sostanziale dell’imposta, ma anche alcuni degli adempimenti che accompagnano la gestione dell’IVA.

  1. Il Testo Unico delle imposte sui redditi

Particolare rilievo assume il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di imposte sui redditi, introdotto dal D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117.

Il nuovo testo prende come base il TUIR, raccogliendo e sistematizzando le disposizioni contenute nel D.P.R. n. 917/1986 e quelle successive che non erano confluite nel testo originario.

Nel Testo Unico sono comprese la disciplina dell’imposta sui redditi, le detrazioni edilizie, la cedolare secca sugli affitti, le locazioni brevi, il regime forfetario, la disciplina delle società di comodo e la deduzione IMU.

È confluito integralmente il vecchio TUIR, fatta eccezione per il comma 4 dell’articolo 166-bis, trasferito nel Testo Unico delle sanzioni tributarie. Sono inoltre state inserite le disposizioni relative alle detrazioni edilizie, alla cedolare secca, alle locazioni brevi e al regime forfetario.

  1. Adempimenti e accertamento

L’ultimo degli otto Testi Unici è quello relativo agli adempimenti e all’accertamento, introdotto dal D.Lgs. 5 agosto 2026, n. 141.

Anche in questo caso l’intervento nasce dall’esigenza di uniformare una materia regolata da fonti differenti. Il testo comprende, salvo alcune disposizioni, la disciplina dell’accertamento delle imposte sui redditi contenuta nel D.P.R. n. 600/1973 e quella relativa alla liquidazione e riscossione delle imposte prevista dal D.Lgs. n. 462/1997.

Nel nuovo Testo Unico trovano inoltre spazio la disciplina degli ISA, il concordato preventivo biennale, l’accertamento con adesione e la dichiarazione dei redditi precompilata.

Di seguito tutte le scadenze fiscali previste per ottobre 2026, con una brevissima descrizione per ciascun adempimento:

GIOVEDÌ 1° OTTOBRE 2026

AFFITTI — Registrazione contratti e versamento imposta di registro

Le parti di contratti di locazione e affitto che non hanno optato per la cedolare secca versano l’imposta di registro sui contratti stipulati o rinnovati tacitamente con decorrenza 1° settembre 2026; il termine di 30 giorni decorre dalla prima tra la data di stipula e quella di decorrenza. Il versamento si effettua con F24 ELIDE.

LUNEDÌ 12 OTTOBRE 2026

DICHIARAZIONE 730/2026 — Richiesta di annullamento o riduzione del secondo acconto

I contribuenti che si sono avvalsi dell’assistenza fiscale comunicano per iscritto al sostituto d’imposta di non voler versare il secondo o unico acconto IRPEF (e della cedolare secca), oppure di volerlo versare in misura inferiore a quella indicata nel prospetto di liquidazione Mod. 730-3/2026. Il termine, fissato dal calendario della precompilata, vale anche quando la dichiarazione è stata predisposta dal sostituto stesso.

GIOVEDÌ 15 OTTOBRE 2026

IVA — Fatturazione differita mese precedente

I soggetti IVA emettono e registrano le fatture differite relative a beni consegnati o spediti nel mese di settembre, risultanti da DDT o altro documento idoneo, nonché le fatture per prestazioni di servizi individuabili tramite idonea documentazione. La fattura deve riportare data e numero dei documenti di riferimento. Per cessioni fra gli stessi soggetti è ammessa un’unica fattura riepilogativa.

IVA — Associazioni senza scopo di lucro in regime agevolato / Registrazione corrispettivi

Le associazioni sportive dilettantistiche, le associazioni senza scopo di lucro e le pro loco in regime agevolato ex art. 1, L. 398/1991 annotano i corrispettivi e i proventi commerciali del mese precedente nel Registro IVA Minori (D.M. 11/02/1997).

DICHIARAZIONE PRECOMPILATA REDDITI PF 2026 — Annullamento

Ultimo giorno per annullare, tramite l’applicativo web, il modello Redditi PF (e gli eventuali correttivi collegati) inviato senza F24; per le dichiarazioni trasmesse con F24 il termine è scaduto il 26 giugno. Dopo il 15 ottobre resta possibile presentare un Redditi correttivo entro il 2 novembre 2026.

RAVVEDIMENTO SPECIALE 2019-2023 / CPB 2025-2026 — Versamento 8ª rata

I soggetti ISA aderenti al Concordato Preventivo Biennale 2025-2026 (art. 12-ter, D.L. 84/2025 conv. L. 108/2025) che hanno scelto la rateazione con decorrenza dal 15 marzo 2026 versano l’8ª rata (su un massimo di 10) dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, addizionali e IRAP per le annualità 2019-2023 oggetto di adesione. Sulle rate successive alla prima si applicano interessi all’1,6% annuo. In caso di ritardo contenuto entro la scadenza della rata successiva, il piano non decade.

VENERDÌ 16 OTTOBRE 2026

DICHIARAZIONE DEI REDDITI — Versamento rateale in corso (persone fisiche, società di persone e soggetti IRES)

Il 16 ottobre scade la rata in corso per persone fisiche, società di persone e soggetti IRES con esercizio coincidente con l’anno solare che hanno rateizzato saldo 2025 e primo acconto 2026. Chi ha effettuato il primo versamento entro il 30 giugno versa la 5ª rata con interessi dell’1,17%; chi si è avvalso del differimento al 30 luglio, con maggiorazione dello 0,40%, versa la 4ª rata con interessi dello 0,84%. Stesse scadenze e stessi tassi valgono per IVIE, IVAFE, cedolare secca, imposte sostitutive di forfetari e regime di vantaggio, sostitutiva su plusvalenze e redditi diversi di natura finanziaria, acconto sui redditi a tassazione separata e somme dovute dai creditori pignoratizi.

DICHIARAZIONE DEI REDDITI — Versamento rateale soggetti ISA con proroga D.L. 89/2026

I contribuenti ISA (inclusi quelli con cause di esclusione), forfetari e minimi che si sono avvalsi della proroga prevista dal D.L. 89/2026 versano la rata in corso delle imposte da Redditi, IRAP e IVA: chi ha effettuato il primo versamento entro il 20 luglio versa la 4ª rata con interessi dello 0,98%; chi lo ha effettuato entro il 20 agosto, con maggiorazione dello 0,80%, versa la 3ª rata con interessi dello 0,63%.

IVA — Versamento rata saldo IVA 2025

Chi ha versato la prima rata del saldo IVA 2025 il 16 marzo versa l’8ª rata, con interesse cumulato del 2,31%. Chi ha differito il saldo al 30 giugno o al 30 luglio segue le rate e i tassi delle imposte da dichiarazione: rispettivamente 5ª rata all’1,17% e 4ª rata allo 0,84%.

MODELLO 770/2026 — Modalità semplificata: invio dati e versamento ritenute

I sostituti d’imposta con non più di 5 dipendenti al 31 dicembre 2025 che hanno optato per la modalità semplificata di presentazione del 770 (art. 16, D.lgs. 1/2024) trasmettono il prospetto dei dati aggiuntivi tramite F24/770 e versano contestualmente le ritenute operate a settembre. La scelta è irrevocabile per l’intero anno d’imposta.

IVA — Liquidazione e versamento mensile (settembre)

I contribuenti IVA mensili versano l’imposta dovuta per settembre (per chi ha affidato la contabilità a terzi, si tratta del secondo mese precedente) tramite F24 telematico. Lo stesso termine si applica ai soggetti che facilitano vendite a distanza di dispositivi elettronici tramite interfacce digitali.

SPLIT PAYMENT — Versamento IVA da scissione dei pagamenti

Gli enti e organismi pubblici e le amministrazioni centrali dello Stato versano l’IVA da split payment del mese precedente con F24EP o F24 ordinario; con le stesse modalità versano le PA e le società per gli acquisti effettuati nell’esercizio di attività commerciali. Dal 1° luglio 2025 le società quotate FTSE MIB sono escluse. Il meccanismo è autorizzato fino al 30 giugno 2029 dalla Decisione UE 2026/1728 del Consiglio del 10 luglio 2026, con decorrenza dal 1° luglio 2026.

ATTIVITÀ DI INTRATTENIMENTO — Versamento imposta

I soggetti che esercitano con carattere di continuità attività di intrattenimento ex Tariffa D.P.R. 640/1972 versano l’imposta relativa al mese precedente tramite F24 telematico.

TOBIN TAX — Versamento mensile

Banche, società fiduciarie, imprese di investimento, intermediari non residenti e notai versano l’imposta sulle transazioni finanziarie di settembre tramite F24 telematico. L’adempimento riguarda anche chi opera senza intermediari. Si applicano le aliquote raddoppiate dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1, cc. 29-31): 0,2% per le operazioni su mercati regolamentati/MTF, 0,4% per quelle fuori mercato, 0,04% per le negoziazioni ad alta frequenza.

SOSTITUTI D’IMPOSTA — Versamento ritenute settembre

I sostituti d’imposta versano tramite F24 telematico le ritenute operate a settembre su redditi di lavoro dipendente e assimilati, lavoro autonomo, provvigioni, redditi di capitale e redditi diversi, oltre alle addizionali regionale e comunale trattenute in sede di cessazione del rapporto. Nota 2026: l’addizionale del 10% su bonus e stock options non si applica ai compensi variabili eccedenti la parte fissa della retribuzione in presenza dei requisiti dell’art. 33, c. 2-ter, D.L. 78/2010, introdotto dalla L. 199/2025; il sostituto ne dà atto nella Certificazione Unica.

LOCAZIONI BREVI — Versamento ritenute settembre

I soggetti che esercitano intermediazione immobiliare e i gestori di portali telematici versano la ritenuta del 21% sui canoni di locazione breve incassati o pagati a settembre, tramite F24 telematico.

CONDOMINI — Versamento ritenute settembre

I condomini sostituti d’imposta versano le ritenute a titolo di acconto sui corrispettivi pagati a settembre per appalti di opere o servizi (4%) e sui compensi professionali. Le ritenute del 4% vanno versate entro il 16 del mese successivo a quello in cui raggiungono complessivamente 500 euro e, in ogni caso, entro il 16 giugno e il 16 dicembre; le ritenute sui compensi professionali seguono invece il termine ordinario.

SOSTITUTI D’IMPOSTA — Versamento imposta sostitutiva su incrementi di produttività

I sostituti d’imposta versano l’imposta sostitutiva IRPEF e le addizionali sulle somme erogate a settembre per incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione, tramite F24 telematico.

INPS — Versamento contributi lavoro dipendente

I datori di lavoro, agricoli e non agricoli — inclusi ex INPDAP, ENPALS e INPGI — versano all’INPS i contributi previdenziali sulle retribuzioni maturate dai lavoratori dipendenti nel mese di settembre tramite modello F24 unificato.

INPS GESTIONE SEPARATA — Versamento contributi collaboratori

I committenti che a settembre hanno erogato compensi a collaboratori occasionali (se il reddito annuo supera 5.000 euro), venditori porta a porta, co.co.co., assegnisti di ricerca, dottorandi e soci-amministratori con obbligo contributivo versano i contributi tramite F24 telematico. Il contributo è ripartito per 2/3 a carico del committente e 1/3 a carico del collaboratore, con versamento integrale a cura del committente.

LUNEDÌ 26 OTTOBRE 2026

Il termine ordinario del 25 ottobre, cadendo di domenica, slitta al primo giorno lavorativo successivo: lunedì 26 ottobre 2026.

INTRASTAT — Presentazione elenchi mensili (settembre) e trimestrali (3° trimestre)

Presentazione telematica degli elenchi riepilogativi delle cessioni e acquisti intracomunitari di beni (INTRA 1-bis e 2-bis) e delle prestazioni di servizi rese/ricevute verso/da soggetti passivi UE (INTRA 1-quater e 2-quater), relativi alle operazioni di settembre 2026 per i soggetti con obbligo mensile e a quelle del 3° trimestre 2026 per i soggetti con obbligo trimestrale. Novità 2026: per effetto della Determinazione direttoriale ADM/Agenzia delle Entrate n. 84415 del 3 febbraio 2026, l’obbligo mensile scatta al superamento, in almeno uno dei quattro trimestri precedenti, di 50.000 euro per cessioni di beni e servizi resi, 2.000.000 euro per acquisti di beni (in luogo dei precedenti 350.000 euro) e 100.000 euro per servizi ricevuti.

DICHIARAZIONE 730/2026 — Presentazione 730 integrativo

Il contribuente presenta a un CAF o a un professionista abilitato, anche se l’assistenza era stata prestata dal sostituto d’imposta, il modello 730 integrativo per correggere errori che non incidono sull’imposta o la cui correzione determina un maggior credito o un minor debito.

VENERDÌ 30 OTTOBRE 2026

ENTI NON COMMERCIALI — Versamento recupero ICI 2006-2011

Gli enti non commerciali che hanno presentato la dichiarazione di recupero ICI 2006-2011 versano, tramite F24 o F24 Enti pubblici, le somme dichiarate a titolo di imposta e interessi, oltre alle eventuali sanzioni, a favore dei Comuni in cui sono ubicati gli immobili.

SABATO 31 OTTOBRE 2026 — PROROGA A LUNEDÌ 2 NOVEMBRE 2026

Il 31 ottobre cade di sabato e il 1° novembre è domenica e festività di Ognissanti: gli adempimenti fiscali ordinari slittano a lunedì 2 novembre 2026. Restano fissati al 31 ottobre gli adempimenti per i quali la proroga è espressamente esclusa, riportati in chiusura.

DICHIARAZIONE DEI REDDITI 2026 — Presentazione persone fisiche e società di persone

Termine per la trasmissione telematica dei modelli Redditi e IRAP 2026 (periodo d’imposta 2025) di persone fisiche e società e associazioni ex art. 5 TUIR, direttamente o tramite intermediario abilitato. Entro la stessa data si presentano il Redditi correttivo del 730 e il Redditi aggiuntivo del 730 precompilato (frontespizio e quadri RM sez. IV, RS e RU).

DICHIARAZIONE DEI REDDITI 2026 — Presentazione soggetti IRES

Stesso termine per i soggetti IRES con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, che trasmettono Redditi SC e IRAP 2026 entro l’ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura dell’esercizio.

DICHIARAZIONE DEI REDDITI 2026 — Presentazione eredi

Gli eredi delle persone decedute nel 2025 o entro il 30 giugno 2026 trasmettono in via telematica la dichiarazione dei redditi del contribuente deceduto, con la scheda per la destinazione dell’8, 5 e 2 per mille dell’IRPEF.

MODELLO 770/2026 — Presentazione della dichiarazione

Termine per la trasmissione telematica del 770/2026, relativo al 2025, da parte di sostituti d’imposta e intermediari. Il modello, approvato con Provvedimento n. 72221 del 27 febbraio 2026, introduce il rigo SX50 per il credito maturato dai datori di lavoro che nel 2025 hanno riconosciuto in busta paga la somma non concorrente al reddito prevista dalla Legge di Bilancio 2025 per i dipendenti con redditi fino a 20.000 euro. Sono esonerati i sostituti con non più di 5 dipendenti che hanno optato per la modalità semplificata F24/770.

CERTIFICAZIONE UNICA 2026 — Invio CU con redditi esenti o non dichiarabili in precompilata

Ultimo giorno per la trasmissione telematica delle Certificazioni Uniche che contengono esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili tramite la precompilata.

CONCORDATO PREVENTIVO BIENNALE 2026-2027 — Adesione soggetti ISA

I contribuenti che nel 2025 hanno esercitato in via prevalente un’attività soggetta a ISA e intendono aderire al CPB per il biennio 2026-2027 trasmettono la comunicazione dei dati rilevanti ai fini della proposta. L’adesione avviene con invio congiunto al modello ISA, in allegato al Redditi 2026, oppure con invio autonomo del solo frontespizio del Redditi 2026, indicando il codice 1 nella casella “Comunicazione CPB”. Un’adesione già inviata può essere sostituita con un nuovo invio entro i termini, senza revoca; entro la stessa data si comunica l’eventuale revoca. Dopo la scadenza non è ammessa la remissione in bonis.

REGIME DI TRASPARENZA — Opzione per il triennio 2026-2028

Le società già esistenti esercitano l’opzione per la trasparenza fiscale nel quadro OP del modello Redditi SC 2026; quelle costituite nel 2026 la comunicano all’Agenzia delle Entrate con apposito invio telematico. L’opzione vincola per tre anni.

ENTI NON COMMERCIALI E AGRICOLTORI ESONERATI — Versamento IVA intracomunitaria

Gli enti non commerciali ex art. 4, c. 4, D.P.R. 633/72 e i produttori agricoli ex art. 34, c. 6, stesso D.P.R. liquidano e versano l’IVA sugli acquisti intracomunitari registrati nel mese precedente tramite F24 telematico (F24EP per le PA). L’obbligo riguarda anche gli enti soggetti passivi IVA, limitatamente agli acquisti effettuati nella sfera non commerciale.

ENTI NON COMMERCIALI E AGRICOLTORI ESONERATI — Presentazione modello INTRA 12

Gli stessi soggetti presentano telematicamente (Fisconline o Entratel) il Modello INTRA 12 con i dati degli acquisti intracomunitari del secondo mese precedente, l’imposta dovuta e gli estremi del versamento.

DISTRIBUTORI DI CARBURANTE — Trasmissione corrispettivi settembre

Ultimo giorno utile per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di benzina e gasolio di settembre, da parte dei gestori di impianti di distribuzione stradale ad elevata automazione con self-service prepagato.

BOLLO AUTO — Versamento

I proprietari di autoveicoli con potenza superiore a 35 kW con bollo scaduto a settembre 2026, residenti in regioni che non hanno stabilito termini diversi, effettuano il pagamento tramite pagoBollo/Bollonet ACI, delegazioni ACI, agenzie Sermetra, punti vendita Mooney e Lottomatica, Poste Italiane, home banking, app IO o agenzie di pratiche auto autorizzate.

SUPERBOLLO AUTO — Versamento

I soggetti che risultano al PRA proprietari, usufruttuari, acquirenti con patto di riservato dominio o utilizzatori in leasing di autovetture con potenza superiore a 185 kW e scadenza bollo a settembre 2026 versano l’addizionale erariale (20,00 euro/kW oltre i 185 kW), ridotta al 60%, 30% e 15% rispettivamente dopo 5, 10 e 15 anni dalla costruzione; non più dovuta dopo 20 anni. Versamento tramite F24 ELIDE. La compensazione è esclusa.

RAVVEDIMENTO SPECIALE 2018-2022 / CPB 2024-2025 — Versamento 20ª rata

I soggetti ISA aderenti al Concordato Preventivo Biennale 2024-2025 (D.L. 113/2024 conv. L. 143/2024) che hanno scelto la rateazione con decorrenza dal 31 marzo 2025 versano la 20ª rata (su un massimo di 24) dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, addizionali e IRAP per le annualità 2018-2022. Interessi all’1,6% annuo per le rate in scadenza nel 2026.

ACCISE — Rimborso gasolio autotrazione 3° trimestre 2026

Gli autotrasportatori presentano all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la dichiarazione per il rimborso dell’accisa sul gasolio commerciale (art. 24-ter, D.lgs. 504/1995) relativa ai consumi dal 1° luglio al 30 settembre 2026. Novità: dal 1° ottobre 2026 le dichiarazioni con richiesta di credito in compensazione si trasmettono esclusivamente tramite il Servizio Telematico Doganale E.D.I., senza più invio via PEC o cartaceo, e il termine per il silenzio-assenso scende da 60 a 30 giorni; le richieste di rimborso in denaro seguono le modalità già previste. Le imprese non ancora abilitate a E.D.I. devono attivarsi per tempo.

ISCRO — Domanda indennità lavoratori autonomi

I lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS che esercitano abitualmente attività professionale e rispettano i requisiti reddituali presentano in via telematica, direttamente o tramite patronato, la domanda per l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa. L’indennità può essere richiesta una sola volta ogni tre anni.

IVA — Rimborso o compensazione credito trimestrale (Modello IVA TR)

I contribuenti che nel 3° trimestre 2026 hanno maturato un credito IVA superiore a 2.582,28 euro e intendono chiederne il rimborso o utilizzarlo in compensazione presentano telematicamente il Modello IVA TR.

AFFITTI — Registrazione contratti e versamento imposta di registro

Stesso adempimento del 1° ottobre per i contratti di locazione e affitto stipulati o rinnovati tacitamente con decorrenza 1° ottobre 2026, con versamento tramite F24 ELIDE

SABATO 31 OTTOBRE 2026 — ADEMPIMENTI SENZA PROROGA

Per gli adempimenti che seguono la norma esclude lo slittamento al primo giorno lavorativo successivo: il termine resta fissato a sabato 31 ottobre 2026.

IVA — Dichiarazione mensile IOSS e liquidazione

I soggetti iscritti allo Sportello unico per le importazioni (IOSS) trasmettono tramite il Portale OSS la dichiarazione IVA IOSS relativa alle vendite a distanza di beni importati (valore intrinseco non superiore a 150 euro) del mese precedente, indicando per ogni Stato membro imponibile, aliquota e imposta dovuta, e versano contestualmente l’imposta risultante.

IVA — Dichiarazione trimestrale OSS e liquidazione

I soggetti che aderiscono al regime One Stop Shop, UE o non UE, presentano tramite il Portale OSS la dichiarazione IVA relativa alle operazioni del 3° trimestre 2026 e versano contestualmente l’imposta dovuta.

REGIME TRANSFRONTALIERO DI FRANCHIGIA IVA — Comunicazione trimestrale

I soggetti passivi stabiliti in Italia ammessi al regime transfrontaliero di franchigia in altri Stati membri (art. 70-octiesdecies, D.P.R. 633/1972) comunicano in via telematica il valore delle operazioni effettuate nel 3° trimestre 2026 in Italia e in ciascuno degli altri Stati membri. La comunicazione è dovuta anche in assenza di operazioni.

POS — Collegamento con registratore telematico

Per i POS attivati nel mese di agosto 2026, gli esercenti registrano il collegamento con il registratore telematico (o con la procedura “Documento commerciale online”) tramite la funzione “Gestione collegamenti” del portale Fatture e Corrispettivi, disponibile dal 6 al 31 ottobre 2026.

LIBRO UNICO DEL LAVORO — Registrazioni del mese di settembre

I datori di lavoro privati registrano sul LUL i dati relativi al periodo di paga di settembre. Il termine (art. 39, c. 3, D.L. 112/2008) non slitta: la proroga dell’art. 7, c. 1, lett. h), D.L. 70/2011 riguarda i soli adempimenti verso l’Amministrazione finanziaria, mentre l’art. 2963 c.c. sposta i termini che scadono in giorno festivo, non di sabato.

Per assistenza operativa il nostro studio è a vostra disposizione.

Il termine normativo per aderire al CPB 2026-2027 è fissato al 31 ottobre 2026 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare (il 31 ottobre 2026 cade di sabato e il 1° novembre è domenica, giorno festivo, quindi la scadenza slitta al primo giorno lavorativo utile, cioè lunedì 2 novembre 2026).
L’adesione, tuttavia, non è automatica e richiede una valutazione di convenienza da svolgere caso per caso.

Il CPB consente ai contribuenti interessati di definire preventivamente con l’Agenzia delle Entrate il reddito d’impresa o di lavoro autonomo rilevante ai fini fiscali per il biennio 2026-2027. La definizione avviene sulla base dei dati fiscali e degli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) relativi al periodo d’imposta 2025.

In caso di adesione, la tassazione del biennio viene determinata secondo le regole proprie del concordato, prendendo a riferimento il reddito concordato, fatti salvi gli eventi e le ipotesi particolari espressamente previsti dalla normativa.

In linea generale, il CPB 2026-2027 è rivolto ai titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo soggetti agli ISA. I contribuenti in regime forfetario sono invece esclusi dal CPB a decorrere dal 2025.

Anche per i soggetti ISA l’accesso resta subordinato alla verifica delle condizioni previste dalla normativa. Tra queste rientrano le cause di esclusione e la posizione relativa a eventuali debiti tributari o contributivi definitivamente accertati.

L’adesione al CPB non è automatica. Prima di decidere è necessario confrontare la proposta elaborata dall’Agenzia delle Entrate con l’andamento effettivo e prospettico dell’attività, tenendo conto di più elementi.

Il primo è il reddito proposto per il 2026 e il 2027, da leggere alla luce dell’andamento economico dell’attività nel corso del 2026 e delle previsioni di reddito per entrambi gli anni. Va poi considerato il carico fiscale che deriva dall’adesione, da mettere a confronto con quello della tassazione ordinaria. Rileva inoltre l’eventuale applicazione dell’imposta sostitutiva sulla maggiorazione del reddito concordato rispetto al reddito di riferimento, così come gli effetti fiscali e contributivi dell’adesione.

Non vanno infine trascurate le eventuali cause di esclusione, cessazione o decadenza previste dalla normativa.

Per queste ragioni l’adesione al CPB non risulta necessariamente conveniente per tutti i contribuenti. La decisione dovrebbe essere assunta solo dopo un’analisi specifica della singola posizione.

La scadenza: lunedì 2 novembre 2026

Per il biennio 2026-2027 il termine normativo per aderire alla proposta di concordato è fissato al 31 ottobre 2026 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare; come già anticipato il 31 ottobre 2026 cade di sabato e il 1° novembre è festivo, il termine operativo slitta dunque a lunedì 2 novembre 2026.

Entro il medesimo termine può essere comunicata anche l’eventuale revoca di un’adesione già trasmessa.

Per una valutazione attendibile è importante disporre di una situazione contabile 2026 quanto più possibile aggiornata e delle informazioni relative all’andamento prospettico dell’attività. Alcune circostanze possono incidere in modo significativo sui risultati economici del 2026 e del 2027 e vanno quindi tenute presenti.

Si tratta, a titolo esemplificativo, di incrementi o riduzioni significative del fatturato, dell’acquisizione o della perdita di clienti rilevanti, di nuovi investimenti o dismissioni, di modifiche dell’attività esercitata o dell’apertura e chiusura di sedi e unità operative, di variazioni significative del personale, di operazioni straordinarie e di altri eventi idonei a modificare sensibilmente il reddito atteso.

Poiché i conteggi richiedono tempo, è opportuno che le informazioni necessarie siano raccolte con adeguato anticipo rispetto alla scadenza.

Il Concordato Preventivo Biennale 2026-2027 è  uno strumento rivolto ai soggetti ISA, con esclusione dei contribuenti in regime forfetario. Il termine operativo per aderire è lunedì 2 novembre 2026, ma la convenienza dell’adesione dipende dalla situazione di ciascun contribuente e richiede una valutazione individuale.

Lo Studio resta a disposizione per ogni chiarimento e per assistenza operativa.

La cedolare secca sugli affitti è un regime fiscale opzionale che consente di applicare ai redditi derivanti dalla locazione di immobili ad uso abitativo un’imposta sostitutiva in alternativa alla tassazione ordinaria IRPEF. La scelta di questo sistema comporta importanti effetti sotto il profilo fiscale, poiché sostituisce non soltanto l’imposta sul reddito delle persone fisiche, ma anche alcune imposte indirette collegate alla gestione del contratto di locazione.

L’adesione alla cedolare secca permette infatti di evitare l’applicazione delle aliquote progressive IRPEF determinate sulla base degli scaglioni di reddito, sostituendo inoltre le relative addizionali regionali e comunali IRPEF. Il regime sostitutivo produce effetti anche sulle imposte indirette, in quanto elimina il versamento dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo dovute normalmente per la registrazione del contratto, per le annualità successive, per le proroghe e per le eventuali risoluzioni anticipate.

L’accesso alla cedolare secca non è tuttavia generalizzato, ma è subordinato al rispetto di specifici requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla normativa.

Dal punto di vista soggettivo, il regime è riservato esclusivamente al locatore persona fisica privata che sia proprietario dell’immobile oppure titolare di un diritto reale di godimento, come nel caso dell’usufrutto.

Sono quindi esclusi dall’applicazione della cedolare secca i soggetti che operano nell’ambito di un’attività d’impresa, di arti o professioni. Il divieto riguarda non soltanto le imprese individuali, ma anche tutti i soggetti diversi dalle persone fisiche private, come le società di persone, comprese le società semplici, le società di capitali, gli enti commerciali e gli enti non commerciali.

Una particolare limitazione riguarda le persone fisiche che concedono in locazione più immobili. In base a quanto previsto dall’articolo 1, comma 595, della Legge 178/2020, l’affitto di due o più appartamenti determina una presunzione legale di esercizio di attività d’impresa, impedendo quindi l’accesso al regime della cedolare secca.

Nel caso in cui l’immobile appartenga a più soggetti in regime di comproprietà, ciascun comproprietario può comunque scegliere autonomamente se aderire alla cedolare secca. L’opzione può infatti essere esercitata in modo disgiunto rispetto agli altri contitolari dell’immobile.

Per quanto riguarda l’ambito oggettivo, la cedolare secca può essere applicata agli immobili ad uso abitativo destinati alla residenza e classificati catastalmente nelle categorie comprese tra A/1 e A/11, con esclusione della categoria A/10, relativa agli uffici e agli studi privati.

L’opzione riguarda anche le pertinenze dell’immobile abitativo, senza limiti numerici, purché siano locate insieme all’abitazione principale. Rientrano quindi nel regime anche eventuali pertinenze come cantine, garage o altre unità accessorie quando vengono concesse contestualmente alla locazione dell’immobile abitativo.

Un’eccezione alla regola generale che limita la cedolare secca agli immobili residenziali ha riguardato gli immobili commerciali. La possibilità di applicare il regime alle locazioni commerciali è stata infatti prevista esclusivamente per i contratti stipulati tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2019.

Questa apertura temporanea ha interessato esclusivamente gli immobili classificati nella categoria catastale C/1, cioè negozi e botteghe, con una superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le relative pertinenze. La disciplina prevedeva inoltre che il beneficio non fosse applicabile quando, alla data del 15 ottobre 2018, risultava già in corso tra gli stessi soggetti e per il medesimo immobile un contratto di locazione non ancora scaduto successivamente interrotto anticipatamente.

La disciplina della cedolare secca prevede alcune limitazioni legate alla destinazione dell’immobile e alla tipologia del contratto.

Non è possibile applicare il regime sostitutivo agli immobili abitativi concessi in locazione per uso ufficio o uso promiscuo. Un esempio è rappresentato da un appartamento destinato allo svolgimento di un’attività professionale, come uno studio utilizzato da un professionista.

L’opzione non è inoltre ammessa quando l’immobile abitativo viene locato a un soggetto che agisce nell’ambito della propria attività d’impresa o professionale, anche se l’immobile viene successivamente utilizzato per esigenze abitative di dipendenti o collaboratori.

Sono escluse anche le ipotesi di sub-locazione, ad eccezione delle sub-locazioni di durata non superiore a 30 giorni, e le locazioni relative a immobili situati all’estero, poiché tali fattispecie generano redditi diversi e non redditi derivanti dalla locazione immobiliare.

Diversamente, la cedolare secca può essere utilizzata nell’ambito delle locazioni brevi, cioè quei contratti aventi ad oggetto immobili abitativi con durata inferiore a 30 giorni stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa. In questo ambito l’opzione può essere esercitata anche dal comodatario o dal sublocatore.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la posizione del conduttore. Secondo l’interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate, il divieto di applicazione della cedolare secca alle locazioni effettuate nell’esercizio di attività d’impresa, arti o professioni riguarda anche il soggetto che prende in locazione l’immobile.

Su questo punto si è tuttavia sviluppato un orientamento differente nella giurisprudenza. La Corte di Cassazione ha infatti espresso una posizione contraria rispetto all’interpretazione dell’amministrazione finanziaria attraverso diverse pronunce, tra cui le sentenze n. 12395 del 2024, n. 12076 del 2025 e n. 12079 del 2026.

La modalità di calcolo della cedolare secca presenta caratteristiche differenti rispetto alla tassazione ordinaria IRPEF.

Nel regime ordinario, il reddito derivante dalla locazione viene determinato considerando il 95% del canone di locazione, grazie alla riduzione forfettaria prevista dalla normativa. Nel regime della cedolare secca, invece, la base imponibile coincide con il 100% del canone pattuito.

Su tale importo vengono applicate aliquote differenti in relazione alla tipologia contrattuale. Per i contratti a canone concordato l’imposta sostitutiva è pari al 10%, mentre per i contratti a canone libero viene applicata l’aliquota del 21%.

Per quanto riguarda le locazioni brevi, l’aliquota del 21% si applica al primo immobile scelto dal contribuente, comprese le relative pertinenze. Dal secondo immobile locato dallo stesso soggetto trova invece applicazione l’aliquota del 26%.

La scelta della cedolare secca segue normalmente la durata del contratto di locazione e produce effetti per la relativa annualità contrattuale. Il locatore può comunque modificare la propria scelta nel corso del rapporto, revocando l’opzione oppure aderendo al regime sostitutivo in un momento successivo.

La revoca o l’esercizio dell’opzione devono essere comunicati attraverso il modello RLI. Poiché l’annualità contrattuale può non coincidere con l’anno solare, nella dichiarazione dei redditi può verificarsi che lo stesso immobile sia tassato con la cedolare secca per una parte dell’anno e secondo il regime ordinario IRPEF per il periodo restante.

L’adesione alla cedolare secca comporta una conseguenza importante per il locatore: la rinuncia agli aggiornamenti del canone di locazione, compreso l’adeguamento annuale sulla base dell’indice ISTAT. Tale rinuncia rimane valida per tutta la durata dell’opzione.

Per i contratti soggetti a registrazione, la scelta della cedolare secca deve essere effettuata attraverso il modello RLI al momento della registrazione iniziale oppure in occasione delle eventuali proroghe.

La registrazione del contratto deve essere effettuata entro 30 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo o dalla decorrenza del contratto. Se l’opzione viene esercitata in un’annualità successiva alla prima, il modello RLI deve essere presentato entro il termine previsto per il pagamento dell’imposta di registro relativa all’annualità interessata.

Al termine della durata contrattuale di quattro anni, l’opzione deve essere nuovamente rinnovata mediante presentazione del modello RLI.

Il locatore che sceglie la cedolare secca deve inoltre comunicare al conduttore la propria rinuncia agli aggiornamenti del canone mediante raccomandata, entro il termine previsto per la registrazione del contratto o entro 30 giorni dalla decorrenza dell’opzione. Questo adempimento è previsto a pena di decadenza dal regime sostitutivo.

La comunicazione non è necessaria quando il contratto contiene già una specifica clausola che vieta l’aggiornamento del canone oppure nei contratti di durata non superiore a 30 giorni non soggetti all’obbligo di registrazione.

La disciplina della cedolare secca sugli affitti trova il proprio riferimento principale nell’articolo 3 del Decreto Legislativo n. 23/2011, oltre che nelle disposizioni del TUIR applicabili dal 2027 e nei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate attraverso la Circolare n. 26/E del 1° giugno 2011 e la Circolare n. 20/E del 4 giugno 2012.

Per domande ed assistenza operativa il nostro team di esperti è a vostra disposizione.

 

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