STUDIO PALLINO
Reverse charge e SdI

Notizia inserita in data: 23/9/2019

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Grazie alla nuova formulazione della FAQ n. 36 del 2018, è stata definitivamente chiarita la posizione dell’Amministrazione Finanziaria in materia di acquisti in reverse charge e SdI, venendosi a chiarire che non è necessaria la trasmissione, allineandosi dunque a quanto sostenuto sin dall’inizio dal nostro Studio.

Come noto, le operazioni assoggettata a reverse charge interno, la tecnica contabile che gli operatori devono utilizzare è quella dell’integrazione, che consiste:

  1. nel riportare sul documento l’aliquota e l’imposta;
  2. nell’annotare, senza più obbligo di protocollazione, l’operazione nel registro acquisti per esercitare il diritto alla detrazione;
  3. nell’effettuare la protocollazione e l’annotazione nel registro vendite;

L’integrazione, con riferimento ad una fattura XML, pare del tutto evidente, è adempimento che materialmente non può essere realizzato.

Per ovviare a tale problema, L’Amministrazione Finanziaria, aveva prospettato la possibilità di utilizzare la tecnica dell’autofattura, utilizzata sin a quel momento esclusivamente per il cd. Reverse charge esterno, con la possibilità di inviare la stessa al sistema di interscambio. Quanto indicato, non poteva però che rappresentare una alternativa ammissibile ma non certo obbligatoria, in quanto non prevista da alcuna legge. Anzi, a ben vedere, in passato la stessa Agenzia delle Entrate aveva negato l’alternatività fra le due tecniche per assolvere l’imposta in inversione contabile, autofattura o integrazione.

Come avevamo precedentemente segnalato, la soluzione operativa pareva oltremodo semplice: essendo impossibile praticare sulla fattura l’integrazione non resta che applicare esclusivamente l’annotazione nei registri come se il documento fosse “virtualmente” integrato.

Nulla vieta di generare un allegato di appoggio, ma in formato analogico, evitando il formato XML e la trasmissione al SdI, che finirebbe nella grande totalità dei casi per autocertificare i ritardi nell’applicazione dell’integrazione.

Va oltremodo osservato che, quando l’Agenzia ha proposto la soluzione dell’assolvimento tramite autofattura da inviare allo Sdi, si è sempre espressa in termini di possibilità, quale modalità alternativa all’integrazione della fattura attraverso la predisposizione di un altro documento (l’autofattura) che “può” (e non necessariamente “deve”) essere inviato al Sistema di Interscambio.

Carmine Pallino

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