STUDIO PALLINO
Il nuovo regime dei dividendi

Notizia inserita in data: 17/2/2019

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La legge n. 205/2017 (legge di Bilancio 2018) ha modificato il regime impositivo dei dividendi e delle plusvalenze conseguiti al di fuori dell'esercizio d'impresa. Le novità più rilevanti si sostanziano nell'eliminazione, ai soli fini impositivi, della distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate e nell'armonizzazione della tassazione che prevede una ritenuta unica del 26% per tutti i tipi di partecipazione.

La vera novità riguarda perciò i detentori di partecipazioni qualificate. Le nuove regole si applicano ai redditi di capitale percepiti dal 1.01.2018 e ai redditi diversi realizzati dal 1.01.2019. Tuttavia, è stato previsto un regime transitorio che stabilisce il mantenimento del regime previgente per tutti gli utili formati fino al 31.12.2017, la cui distribuzione sarà deliberata dal 1.01.2018 al 31.12.2022, per attenuare gli effetti delle nuove norme che determinano di fatto un innalzamento del livello di tassazione per i possessori di partecipazioni qualificate.


Focalizzando l'attenzione sui dividendi, si nota come, a distanza di un anno dall'entrata in vigore delle nuove norme, permangano ancora incertezze su alcune fattispecie. Non si comprende, per esempio, quale sia il corretto trattamento degli utili da contratti di associazione in partecipazione (con apporto di capitale) percepiti da persone fisiche che hanno effettuato un apporto “qualificato” in un'impresa minore (art. 66 TUIR). Stando al tenore letterale della norma, si deve concludere che a tale casistica debbano applicarsi le vecchie regole: far concorrere gli utili alla formazione del reddito imponibile nella misura del 58,14%. Lo si desume dalla circostanza che l'art. 47, c. 2 TUIR non è stato abrogato. Ma ciò è in evidente contraddizione con la ratio della norma che ha come scopo quello di semplificazione uniformità nella tassazione dei dividendi.


Altra contraddizione riguarda i dividendi percepiti da società semplici. Nel vecchio regime si applicava l'art. 47, c. 1, primo periodo del TUIR, che è stato abrogato. I dividendi da partecipazioni qualificate erano imponibili nella misura del 58,14% e lo stesso trattamento era riservato ai dividendi da partecipazioni non qualificate (per effetto di un’interpretazione ministeriale che aveva ritenuto non applicabile l'art. 27 D.P.R. 600/1973 alle società semplici). Vista l'abrogazione del primo periodo dell'art. 47, c. 1 del TUIR, la vera domanda è: quale tassazione applicare? Far concorrere interamente gli utili al reddito imponibile o escluderli (come ritenuto da una parte della dottrina) dalla tassazione? Entrambe le soluzioni appaiono poco convincenti, essendo evidente una svista del legislatore: dovendosi applicare la norma, si dovrebbe propendere per la tassazione integrale: ma ciò è in evidente contrasto con le finalità delle nuove disposizioni.


Permangono dubbi anche su un altro caso: quello dei dividendi la cui distribuzione sia stata deliberata entro il 31.12.2017 e non ancora distribuiti. Per un’evidente lacuna legislativa, dovrebbero scontare la ritenuta del 26% e quindi non rientrerebbero nel regime transitorio, ma anche questo è in evidente contrasto con la volontà del legislatore.

Carmine Pallino

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Data inserimento: 3/14/2019 7:21:53 PM
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Commento inserito da: Anna Belmonte
Data inserimento: 2/20/2019 1:41:41 PM
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